Diaro degli Amministatori – Basilicata

Diaro degli Amministatori – Basilicata

È da tempo che dovrei scrivere un po’ di me e di questa bella esperienza intrapresa qualche mese fa. Sarà un post particolare, ricco di informalità, come piace a me, diverso e particolare. Un po’ sui generis. Non per sentirmi figo, è proprio che purtroppo ho un buon grado di follia. Tanta. Inoltre credo sia anche compito della politica semplificarsi, distaccarsi dal politichese e la politica politicante, che ha scocciato anche le mute pietre. Trovare il tempo per pensare a se stessi e per scrivere un po’ è diventato complicato. Lo trovo ora, in viaggio, verso Amatrice. Si, verso Amatrice. Dati gli impegni estivi, avevo programmato le mie vacanze in Settembre, quando le urgenze e le emergenze della mia comunità si ridimensionano rispetto ai caldi mesi estivi.

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Ho sempre pensato che la politica abbia il compito ed il dovere di dare messaggi ad una comunità, ai giovani e ai cittadini tutti. Tra l’altro ho sempre inteso la vita come un’opportunità che ci è stata data per aiutare qualcuno e di conseguenza noi stessi. Perciò ho deciso di trasformare le mie vacanze in qualche giornata ad Amatrice, sia da sindaco, ma soprattutto da volontario della Protezione civile. Sottolineo, non da autorità e capo della protezione civile in qualità di Sindaco, ma da volontario. Ecco perché vado a dare una mano e da sindaco vado ad abbracciare Sergio, il primo cittadino di Amatrice, e a lui donerò un assegno con tutte le donazioni raccolte dai viggianellesi. In questi giorni abbiamo messo in campo #AMAtricianata e altre iniziative per aiutare i nostri amici amatriciani. E la risposta del mio meraviglioso popolo è stata straordinaria.  Amatrice è tra i borghi  più belli d’Italia, insieme a Viggianello. A proposito di Viggianello, dimenticavo di dirlo, sono il Sindaco di Viggianello. Dal 5 Giugno. Sono ancora in fase di collaudo, ma ormai addentrato fino al collo nei quotidiani problemi che i cittadini riscontrano e che un buon amministratore prende a cura e prova a risolvere. Cosa significa fare il sindaco a 25 anni? È la domanda che più mi è stata fatta in questi mesi. Ehm, allora partiamo dal principio. Significa realizzare un sogno. Significa sacrifici, tempo, sudori, mal di testa cronico, auricolare obbligatorio ecc. Significa che gli ultimi esami pre-laurea attenderanno. Significa avere la fortuna e la responsabilità di essere custodi del presente e del futuro dei cittadini che conosco uno per uno, come funziona nei nostri borghi. Significa. Cioè, ha un significato, se con passione e determinazione si è scelto di mettersi in gioco. Ecco, per me significa tanto. E con ciò do’ un significato anche a me stesso. L’ho dato quel 7 Maggio 2016, quando mi sono candidato e ne sono orgoglioso ogni mattina quando entro in comune o quando in punta di piedi prendo dal cassetto la fascia. Quanto pesa quel tricolore. Ogni volta mi riporta ai sogni che da bambino ho coltivato e coltivo ancora. Mi ricorda che non posso fallire, perché altrimenti fallisce una comunità, un paese intero, che mi ha dimostrato una fiducia immensa. Credo che la politica sia bella se fatta con passione e cuore. E credo che fare il sindaco, a Viggianello o a Roma, sia semplicemente un servizio. Un bel servizio che si offre alla propria comunità. Non vado sul tecnico, non voglio appesantire il tutto elencando i problemi quotidiani, i miei punti di vista sul bilancio, su quella o quell’altra delibera ecc. Giusto qualche punto di questi primi 3 mesi da sindaco. Voglio anche farvi una fotografia del mio Viggianello. Provo a riavvolgere il nastro.

– Nasce un Centro accoglienza con 21 ragazzi. Le difficoltà della gestione, un cinque ad un fratello nigeriano che non vuole stare nella struttura troppo isolata. L’impegno di migliorare la situazione, complicata per l’ubicazione della struttura.
– L’apertura del rifugio, a Piano Ruggio, 1535 metri s.l.m
– La San Benedetto che aumenterà l’investimento già esistente
– La lotta alla centrale del Mercure che io e la mia gente non vogliamo nel Parco Nazionale del Pollino, riserva naturale più grande d’Italia e seconda d’Europa
– la nomina a comune capofila  dell’Ambito socio-territoriale del Pollino
-I servizi igienici pubblici in alta quota.
-Il centro storico pulito e più accessibile (venite a trovarci perché siamo un posto meraviglioso).
– Il corso fiorito
-Il parroco che viene nominato arcivescovo.
– Le feste patronali, tra danza dei cirii e rito arboreo.
– il piano rifiuti da completare
– I tagli alla spesa corrente
– Nuove attività che nascono, tra Acquatrekking e Pollino Tubing River.
– L’aperitivo nella terrazza del Castello ( gestito da ragazzi della mia età) che ti permette di allungare la mano e toccare tutto il paese
– gli incontri con albergatori, tecnici, imprese
– la democrazia partecipata vera
– il riordino degli uffici comunali con carenza di personale
– le buste consegnate a mano,  a Ferragosto, ai turisti che solitamente sporcano i nostri pianori ad alta quota
– i numeri che parlano di aumento di arrivi e presenze

Vabbè dai basta, potrei raccontarvi di tanto altro, delle confidenze strane dei cittadini, del senso unico da cambiare, degli incontri infuocati con la cittadinanza. Il sindaco in una comunità è protezione civile, vigile, carabiniere, forestale, parroco, mamma, padre, fratello. È tutto. È il contenitore dei problemi e il custode dei sogni. È soprattutto il protettore della politica, spesso maltrattata e presa a schiaffi, anche perché in passato di esempi ne abbiamo dati pochi. È proprio una grande responsabilità. Più grande dei miei 25 anni. Mi chiamano il sindaco ragazzino. Soprattutto quelli che sperano nel mio fallimento per poi ritornare in gioco. Ne sento di cattiverie. Ma è davvero bello. Ho la fortuna di avere una squadra fantastica fatta di giovani capaci e con tanta voglia di fare. Ho capito in questi mesi che la squadra conta più del singolo. Che il team realizza, l’individualità immagina soltanto. Ora sono arrivato ad Amatrice, mi perdonerete ma devo concludere con un messaggio alla mia generazione. Riprendo Jobs, ‘Siate affamati, siate folli’. È vero, serve follia ed incoscienza per amministrare al giorno d’oggi. Ma serve soprattutto fame. Fame di riscatto. Fame di orgoglio. Viviamo il Paese più bello del mondo e dobbiamo migliorarlo. La mia generazione non può stare zitta. Il silenzio è come una bugia. Noi dobbiamo essere portatori di verità e allo stesso tempo prenderci quello che ci tocca, il futuro, ma soprattutto il presente.

Adelante!!!

AUTORE: Antonio Rizzo

Team Comunicazione – Diario degli Amministratori

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