LEONARDO – Per una piattaforma europea di e-learning

LEONARDO – Per una piattaforma europea di e-learning

L’e-learning costituisce una delle più grandi rivoluzioni del nostro tempo e una delle più significative invenzioni del mondo globalizzato. L’opportunità di accedere a centinaia di MOOC (Massive Open Online Courses) messi a disposizione su un’unica piattaforma gratuitamente o a prezzi irrisori sta già cambiando il nostro modo di intendere la formazione. Prima dell’avvento della online education, il concetto di formazione permanente non era diffuso quanto lo è oggi.

La sfida della sinistra in questo millennio, ovunque, è governare i processi della globalizzazione per rendere le straordinarie opportunità che offre accessibili a tutta la società. A pochi mesi dalle elezioni europee, i progressisti del nostro continente devono avere bene in mente tale sfida e elaborare proposte che mirino innanzitutto alla riduzione delle diseguaglianze dei punti di partenza.

L’Europa è la casa di università storiche e prestigiose,  di menti brillanti e studiosi eccellenti: è  tempo di dar vita a una piattaforma europea di online education.

Ciò che oggi esiste in questo campo nel nostro continente è ancora troppo poco: a lodevoli iniziative spontanee presenti in alcuni Paesi si associa una azione sovranazionale debole e non abbastanza incisiva.

Occorre mettere in campo un progetto nuovo che coinvolga l’intero mondo accademico europeo, invitando ogni ateneo a essere partner della piattaforma e sviluppando moduli di apprendimento online che siano fruibili gratuitamente da studenti europei di ogni età. Avrebbe particolarmente senso che a portare avanti questa proposta nel dibattito politico europeo fossero i progressisti del Paese che ha dato i natali alla prima università della storia: l’Italia. E sarebbe meraviglioso omaggiare  una personalità che con il suo genio ha illuminato un’epoca e segnato il futuro come Leonardo Da Vinci nel cinquecentenario della sua morte intitolandogli la piattaforma.

Si tratterebbe di uno strumento per dare valore alla cittadinanza europea, che dovrebbe essere l’unico prerequisito necessario per creare un account e accedere ai contenuti: prima ancora di lavorare all’introduzione di percorsi di educazione civica europea nelle scuole degli Stati membri, forse bisognerebbe investire nella messa in rete di tutto il patrimonio di conoscenza e ricerca di cui l’Unione dispone. Sarebbe anche un modo per favorire la circolazione del sapere e di informazioni attendibili e una occasione per gli atenei di fare nerwork, farsi conoscere e intercettare studenti da ogni angolo dell’Europa.

Naturalmente per restare partner del progetto le università dovrebbero raggiungere ogni anno un numero minimo di corsi realizzati, per dare continuità all’impegno. Tutto questo sempre nella piena libertà di ogni ateneo di scegliere se offrire singoli corsi o serie di moduli formativi concentrati su specifici temi. La lingua di insegnamento potrà essere scelta da ogni istituto, ma i sottotitoli ai video e tutto il materiale messo a disposizione degli studenti dovranno essere in inglese, per promuovere l’utilizzo di una lingua veicolare. In tal modo non si nega che la cultura europea è per sua natura poliglotta, ma si favorisce la diffusione di una lingua franca. Sarà necessario prevedere anche un forum di confronto che favorisca un dialogo permanente tra tutti i partecipanti a ogni singolo corso e tra loro e i docenti responsabili del programma.

Al fine di garantire il successo dell’iniziativa e incentivare al massimo la partecipazione, i certificati conseguiti attraverso la piattaforma dovrebbero essere riconosciuti come crediti formativi validi in tutti gli istituti universitari aderenti, così da poter anche essere pienamente spendibili nel mondo delle professioni.

Nei confronti dell’online learning c’è ancora un enorme pregiudizio: si teme rappresenti un passo in più verso un modello formativo volto a superare del tutto la formazione in presenza. Questo non corrisponde alla realtà: non si tratta di uno strumento che nega l’insostituibile valore dei luoghi tradizionali del sapere, come scuole e università. Questi restano infatti fondamentali punti di partenza nella costruzione della cultura dei singoli, così come della loro identità individuale e relazionale. Accendono una fiamma meravigliosa, che però è inesorabilmente destinata a spegnersi se non verrà alimentata costantemente nell’arco di tutta la vita.

E-learning vuol dire poter studiare ovunque ci sia uno smartphone e una connessione internet. Vuol dire consentire all’essere umano di potersi formare con un approccio olistico avendo accesso continuo ad approfondimenti su qualunque tema gli interessi. Vuol dire attrezzarsi a governare un mercato del lavoro flessibile, generando in continuazione nuove competenze che consentiranno un ricollocamento immediato di chi perde la propria posizione professionale.

L’online learning è attualmente lo strumento più potente per affermare un diritto: il diritto di tutti a una istruzione di qualità che assecondi le naturali inclinazioni dell’individuo durante ogni fase della sua esistenza. Contro l’Europa della chiusura e dei muri, una struttura senza barriere interne, che promuova l’integrazione partendo dalla circolazione del sapere e che contribuisca in modo significativo alla costruzione di una identità europea può essere un passo importante verso un’Unione più solidale e forte.

 

A cura di Giulia Iacovelli

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