La cultura per il Pd, il Pd per la cultura

La cultura per il Pd, il Pd per la cultura

La cultura è il cuore pulsante della storia e della civiltà, rappresentando il punto di sintesi e di elaborazione dell’evoluzione umana. Nell’enorme varietà delle sue manifestazioni, essa costituisce il perno della società. Parlare di cultura al giorno d’oggi, però, rappresenta quasi un atto di ribellione, una scelta sovversiva, soprattutto alla luce di affermazioni, pratiche e politiche che alla stessa riservano uno spazio marginale, se non del tutto inesistente. Mutamenti sociali, antropologici, tecnologici e scelte propagandistiche scellerate hanno contribuito a minare, in misura crescente, il ruolo della cultura all’interno della comunità e delle relazioni sociali, con pesanti ricadute sul concetto stesso di democrazia rappresentativa. Paura, diffidenza, chiusura e solitudine hanno subito una crescita direttamente proporzionale alla graduale delegittimazione della cultura, strumento essenziale per leggere correttamente le varie fasi storiche e fondamento imprescindibile di una cittadinanza consapevole.

 

Ci troviamo in un momento nel quale, più di ogni altro periodo antecedente, la cultura è massimamente accessibile e fruibile ma, paradossalmente, sempre più diffuso si presenta il fenomeno dell’analfabetismo funzionale. La cultura nella sua accezione qualitativamente più alta, infatti, sembra essere diventata appannaggio di pochi, a fronte delle tante persone che nella stessa vedono un pericolo, un affronto alla purezza di un terreno vergine ancora da seminare. Conseguenza fisiologica è che, sempre più spesso, il ricorso a un’informazione frammentaria e lacunosa, la mancanza di approfondimento, il rifiuto della figura e del pensiero professionale, si pongono condizionano in modo significativo l’opinione pubblica. I toni alti hanno preso il sopravvento sull’ascolto reciproco, i motori di ricerca si atteggiano a valido sostituto di medici, ingegneri e pensatori e nemici inesistenti si aggirano minacciosamente lungo le nostre strade: la complessità del reale risulta completamente svuotata di contenuto dalla necessità di semplificare e dall’urgenza di trovare soluzioni rapide a questioni che di rapida soluzione non sono. Ciò comporta la distruzione della fiducia sociale e l’imbarbarimento delle iterazioni tra persone, con una conseguente capitalizzazione dell’ignoranza diffusa da parte di chi desidera costruire il proprio potere su di essa e, ancor di più, punta a strumentalizzare lo stato d’animo di allerta e di chiusura collettivo.

 

Per questa ragione riteniamo che il Partito Democratico debba interrogarsi sulle ragioni di queste trasformazioni e intestarsi una battaglia che sia culturale prima ancora che politica. In questo documento, proveremo a immaginare cosa il PD può fare per la cultura e come la cultura possa riacquistare un protagonismo effettivo nell’attività del Partito.

 

 

  • Il PD per la cultura:

L’educazione emotiva nelle scuole

 

La cultura, si sa, richiede tempo, energie, pazienza e dedizione. In un modo che va di fretta, nel quale alienazione e rifiuto a priori governano larga parte delle scelte individuali, essa perde spazio vitale e smarrisce il senso profondo della sua funzione: costituire un ponte tra persone e culture, tra visioni e propensioni differenti, tra idee e tradizioni. Prima ancora che nozionismo e manualistica, infatti, la cultura è il tramite delle relazioni umane che all’interno degli istituti scolastici dovrebbe trovare una corretta e completa declinazione. È raro, però, che questo accada. La scuola per tradizione predilige la cura e il rafforzamento dell’intelligenza logica e razionale, presentandosi come spazio della ragione e zona franca dell’empatia, contribuendo in maniera significativa all’atrofizzazione di quella che possiamo definire “intelligenza emotiva”. Precipitato di questa prassi è l’inidoneità dell’usuale attività didattica ad accompagnare gli studenti delle varie fasce d’età nella fase di transizione più significativa della loro esistenza, non permettendo loro di strutturare le categorie critiche e le competenze relazionali necessarie per affrontare la realtà socio-culturale al di fuori delle mura scolastiche. Riteniamo, dunque, necessario ampliare i programmi scolastici introducendo percorsi obbligatori di educazione emotiva. Lo scopo è quello di stimolare i giovani, sin dall’infanzia, a sperimentare e interiorizzare valori essenziali per lo sviluppo della persona, della consapevolezza di sé e dell’altro. Si tratterebbe, dunque, di una misura di welfare a tutti gli effetti, volta a combattere l’analfabetismo affettivo dilagante e con significativi effetti virtuosi sull’intera società del futuro.

Tali percorsi sarebbero:

 

volti a:

●       esplorare il proprio spazio psichico e fisico;

●       accogliere la diversità e riconoscerla come un valore;

●       crescere coltivando rapporti umani fondati sul rispetto;

●       affrontare correttamente e accettare il fallimento;

●       costruire spazi di parità e uguale opportunità;

●       mettere a sistema le proprie competenze e consapevolezze affettive e porle al servizio della collettività;

●       lavorare serenamente in un contesto di gruppo, praticando la condivisione;

●       gestire i tempi propri e dell’altro, imparando il valore dell’attesa e della pazienza;

●       riconoscere e affrontare la complessità della realtà;

●       investire sulla qualità delle relazioni.

volti a contrastare:

●       la disumanizzazione delle relazioni;

●       lo sviluppo di un senso di alterità e indifferenza;

●       la solitudine, effetto dell’interazione di elementi sociali propri della quotidianità e delle successive fasi di transizione;

●       una educazione meccanica e artificiale, causa della frammentazione dalla realtà circostante;

●       la perdita del contatto sentimentale e fisico con l’altro, con gli eventi e con gli elementi circostanti.

 

Modalità di realizzazione:

 

  1. Responsabilità pedagogica

Fondamentale per intraprendere un percorso di questo tipo è l’assunzione di responsabilità da parte della comunità dei docenti. Il ruolo dell’insegnante, infatti, è essenziale nel percorso di formazione complessivo degli studenti e non può limitarsi alla sola offerta di lezioni teoriche e nozioni. Il docente ha il dovere di accompagnare anche e soprattutto emotivamente i suoi alunni da una fase all’altra del percorso scolastico e, ancor di più, all’interno della società. Saranno necessari, dunque, corsi di formazione specifici per assicurare un aggiornamento e un confronto costante. Una corretta intersezione tra le varie discipline permetterà di strutturare percorsi di crescita e di sviluppo della curiosità emotiva per il tramite della cultura, dando l’opportunità ai ragazzi di esplorare i propri talenti e riconoscere quelli degli altri. Figure professionali specializzate, il cui intervento è solitamente limitato ai soli casi patologici, saranno necessarie per l’integrazione delle competenze degli insegnanti e per la definizione dei programmi da seguire.

2. Strumenti e attività

In base alle fasce di età, è necessario diversificare i programmi e organizzare delle attività che permettano uno sviluppo adeguato e graduale delle proprie consapevolezze emotive, allo scopo di avviare la scoperta del nesso tra intelligenza emotiva e intelligenza razionale. Gruppi di lavoro che, a rotazione, vedano la partecipazione di studenti differenti e momenti di dialogo e confronto a margine di attività specifiche sono uno strumento essenziale per incentivare l’ascolto e il sostegno reciproco. Grande spazio dovrà essere offerto all’autonomia degli studenti nella proposta e nella conduzione dei percorsi e alla manifestazione delle proprie opinioni, favorendo una costruzione sana del loro pensiero critico. Le tecnologie avranno una funzione essenziale e permetteranno di declinare l’uso spesso inadeguato dei supporti tecnologici in maniera utile allo sviluppo delle relazioni e alla ricerca del confronto.

Fondamentale, inoltre, sarà l’adeguamento dei programmi di educazione affettiva alle peculiarità della classe. Piani appositi per l’accoglienza e l’inserimento di studenti di origine straniera dovranno veder coinvolto ciascun alunno, così come ad ognuno dovrà essere ciclicamente assegnata una mansione specifica nel caso in cui la classe ospiti un ragazzo affetto da disabilità o da particolari problemi di salute.

 

 

  • La cultura per il PD:

Per una classe dirigente coraggiosa, preparata e competente

 

L’esperienza delle scuole di formazione organizzate dal Partito Democratico si è rivelata altamente istruttiva, mostrando i suoi vantaggi tanto dal punto di vista contenutistico, quanto da quello relazionale. La varietà e l’approfondimento dei temi trattati e delle lezioni hanno fatto di queste esperienze delle importanti occasioni di discussione e di elaborazione collettiva, costituendo degli incubatori di idee, dubbi e proposte. La nostra proposta è volta a intensificare e rendere ancora più mirata l’attività formativa del Partito, segnando una fase successiva del percorso che ha visto numerosi giovani entusiasti avvicendarsi tra le “aule” di queste scuole.

 

Formazione diversificata

Proponiamo la realizzazione anche di scuole brevi (1/2 giorni) su temi specifici e circoscritti, rivolte a un minor numero di persone, con l’eventualità di una riproposizione ciclica. La modalità da noi immaginata è quella di un tavolo di lavoro, nell’ambito del quale ciascuno possa dare il proprio contributo in termini di idee, domande, progetti. Al termine delle singole scuole, il materiale potrà essere messo a disposizione di chi lo desideri, perché questa esperienza non resti un beneficio per pochi, e sarà richiesto a ogni partecipante un feedback accurato e l’offerta di ulteriori proposte.

 

Newsletter

Sarebbe utile istituire una newsletter volta a mantenere gli iscritti costantemente aggiornati sull’attività dei singoli dipartimenti, favorendo la possibilità di condividere proposte, domande e idee in maniera agile e snella. Si potrebbero anche costruire delle mailing list a cerchi concentrici, che consentano a chi segue le attività dei singoli dipartimenti nelle unioni regionali e nelle federazioni di scambiarsi idee, progetti e buone pratiche.

 

A cura di Martina Gonnella

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