Verso il Super Tuesday

Domani è il Super Tuesday, la più importante giornata elettorale del lungo processo delle primarie democratiche per la scelta del candidato che sfiderà Donald Trump alle elezioni presidenziali che si svolgeranno il 3 novembre 2020. Saranno assegnati complessivamente 1344 delegati (il 34% del totale), sulla base dei risultati ottenuti dai candidati in 14 Stati (Alabama, Arkansas, California, Colorado, Maine, Massachusetts, Minnesota, North Carolina, Oklahoma, Tennessee, Texas, Utah, Vermont, Virginia) e nel territorio delle American Samoa.

 

Per avere un quadro completo dello stato attuale della competizione, è utile ripercorrere le dinamiche che si sono sviluppate nel primo blocco di 4 Stati (Iowa, New Hampshire, Nevada e South Carolina) nei quali caucus e primarie si sono svolti nel mese di febbraio.

 

Bernie Sanders è attualmente, con 61 dei 155 delegati già assegnati, il frontrunner della competizione. Dopo il secondo posto in Iowa, ha ottenuto alla pari con Pete Buttigieg il maggior numero di delegati in New Hampshire e ha vinto con ampio margine i caucus in Nevada, per poi arrivare secondo in South Carolina. Nelle primarie democratiche del 2016 il principale ostacolo alla nomination di Bernie Sanders furono gli elettori afroamericani, latini, asiatici e LGBTQ che sostennero in blocco Hillary Clinton. Nelle prime competizioni di questa tornata Sanders ha dimostrato di aver ottenuto dei progressi dal punto di vista del sostegno delle minoranze, che però in larga maggioranza continuano a scegliere altri candidati. La ragione principale per la quale larga parte degli elettori democratici appartenenti alle minoranze è scettica nei confronti della candidatura di Bernie Sanders è la percezione della debolezza delle sue prospettive contro Donald Trump, perché quelle categorie demografiche più delle altre sentono la necessità personale che il Presidente sia sconfitto a novembre. Questa preoccupazione, tra l’altro, è condivisa da moltissimi parlamentari democratici e in particolar modo da coloro che hanno strappato la maggioranza ai repubblicani nel 2018, i quali temono che una piattaforma nazionale così radicale e un candidato che si dichiara socialista pregiudichi le loro chances di rielezione mettendo a rischio la maggioranza conquistata dai democratici alla Camera.

 

In un contesto di crescente polarizzazione che divide i centri urbani (sempre più democratici) dalle aree rurali (sempre più repubblicane), la chiave della vittoria a novembre risiede nella capacità di intercettare il consenso degli elettori middle-class suburbani negli “swing States”, che avversano Donald Trump e sono progressisti dal punto di vista culturale ma temono l’aumento della pressione fiscale e il rallentamento dell’economia dopo un decennio di forte crescita.

 

Joe Biden ha finora ottenuto 53 delegati dei 155 assegnati. Dopo una partenza disastrosa, è arrivato quarto in Iowa e addirittura quinto in New Hampshire, ha recuperato in Nevada arrivando in seconda posizione e ha vinto con un margine molto ampio in South Carolina dove la maggioranza dell’elettorato delle primarie democratiche è composta da afroamericani. Al momento dell’annuncio della sua candidatura Biden era il grande favorito e dominava tutte le rilevazioni. Nei mesi successivi è stato indebolito da molti fattori, tra i quali i risvolti della procedura di Impeachment contro il Presidente Trump e la sua difficoltà nel comunicare e generare entusiasmo messa in evidenza dai dibattiti. La vittoria in South Carolina ha consentito alla sua candidatura di restare in campo e, dal punto di vista politico e finanziario, di competere nei prossimi appuntamenti, ma le difficoltà e i punti di debolezza che lo hanno fiaccato in questi mesi sono ancora tutti lì e Biden dovrà dimostrare di essere in grado di superarli. Il ritiro di Pete Buttigieg dalla competizione potrebbe favorire, già nel Super Tuesday, il consolidarsi intorno a Biden di un blocco anti-Sanders.

 

Pete Buttigieg si è ritirato dalla competizione, dopo aver ottenuto 26 dei 155 delegati assegnati dai primi quattro Stati. Ha raggiunto il notevole risultato di aver dimostrato che un ragazzo omosessuale sposato di 38 anni, Sindaco di una piccola città di provincia, può costruire una candidatura competitiva a livello nazionale contro veterani di Washington come Biden, Sanders e Warren, e miliardari come Michael Bloomberg. Dopo aver vinto i caucus in Iowa, ha ottenuto insieme a Bernie Sanders il maggior numero di delegati in New Hampshire (lo Stato confinante e gemello del Vermont, di cui Sanders è Senatore, e nel quale nel 2016 aveva sconfitto Hillary Clinton con oltre il 60%), poi è arrivato terzo in Nevada e infine quarto in South Carolina. La candidatura di Buttigieg si è dimostrata particolarmente forte nelle aree rurali, nelle zone post-industriali e nelle contee che hanno sostenuto Barack Obama nel 2012 e Donald Trump nel 2016. Il principale elemento di debolezza è stato invece la grande difficoltà a intercettare elettori appartenenti alle minoranze etniche, che in molti Stati (come Nevada e South Carolina) sono determinanti. Dopo l’annuncio del ritiro ha avuto un colloquio telefonico con il Presidente Obama e con Joe Biden, il quale gli ha chiesto un endorsement pubblico che Buttigieg sta valutando.

 

Elizabeth Warren ha finora ottenuto 8 dei 155 delegati già assegnati. La strategia di proporsi come un’alternativa progressista pragmatica e lontana dall’approccio populista di Sanders ha inizialmente funzionato e le ha garantito un “momentum” di diverse settimane nell’autunno 2019. Con l’avvicinarsi delle primarie, questo consenso si è eroso da sinistra in seguito all’affermazione della leadership di Sanders in quell’area e ha subìto la competizione di Buttigieg e Klobuchar nell’area più pragmatica. È arrivata terza in Iowa (unico stato in cui ha ottenuto delegati), quarta in New Hampshire e Nevada e quinta in South Carolina. Uno degli Stati nei quali si svolgeranno le primarie nel Super Tuesday è il suo Massachusetts: lì avrebbe bisogno di vincere in modo netto per poter restare in partita ma al momento sembra soffrire la competizione con Sanders. Il fatto che finora non sia emersa una leadership chiara dalla competizione rende possibile l’eventualità di una “contested convention”, ovvero di una convention nella quale nessun candidato ottenga la maggioranza assoluta dei delegati: in quel caso la Warren potrebbe emergere come figura di mediazione.

 

Amy Klobuchar ha ottenuto i restanti 7 delegati sui 155 già assegnati. La Senatrice del Minnesota ha raggiunto un buon risultato in Iowa e un ottimo risultato in New Hampshire, occupando lo spazio politico lasciato libero dalle difficoltà di Biden nei primi due Stati, anche grazie alla sua efficacia nella comunicazione dimostrata durante i dibattiti. È poi arrivata sesta in Nevada e in South Carolina. Attualmente sembra quasi impossibile che la sua candidatura possa diventare competitiva, ma le dinamiche delle primarie negli Stati Uniti sono spesso imprevedibili e non è possibile, in questa fase, escludere nulla.

 

Michael Bloomberg non ha partecipato alle competizioni nei primi quattro Stati e quindi per il momento non ha ottenuto delegati: il Super Tuesday sarà il suo primo vero banco di prova. L’imponente capacità finanziaria che gli consente di poter spendere risorse enormi per la campagna elettorale e le iniziali difficoltà di Biden gli hanno consentito di costruire una candidatura competitiva a livello nazionale, anche se deve ancora misurarsi con il consenso effettivo. Il recupero di Biden, la pessima performance nei due dibattiti ai quali ha partecipato e diversi elementi del suo passato che sono riemersi, come ad esempio il sostegno a John McCain e Mitt Romney contro Barack Obama, certamente lo hanno indebolito.

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