Obiettivo 5: il raggiungimento dell’eguaglianza di genere e l’emancipazione di tutte le donne e le ragazze

Obiettivo 5: il raggiungimento dell’eguaglianza di genere e l’emancipazione di tutte le donne e le ragazze

L’essenza del nostro essere di sinistra è l’insofferenza verso ogni tipo di ingiustizia. È un tempo straordinario, il nostro, per essere progressisti. È il momento in cui, di fronte all’esplosione delle diseguaglianze che ha accompagnato l’emancipazione dalla povertà di milioni di persone, più è necessaria una azione di redistribuzione di risorse e di opportunità.

La diseguaglianza storicamente più forte è quella di genere. Un problema che ancora oggi con troppa fatica viene inserito tra le priorità dei governi dei Paesi in via di sviluppo.

L’Occidente vive un decennio particolarmente fertile in termini di politiche in questo campo, aiutato dall’emergere di tante nuove figure femminili di leadership in tutti i settori, dalla politica alla cultura passando per (sempre più spesso) la scienza. Il recente G7 di Biarritz è stato dedicato proprio al tema delle diseguaglianze ed è stato sommerso di sollecitazioni da parte dell’opinione pubblica sul fronte della questione femminile.

Il tema è in realtà diventato pressante a partire dall’avvio dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che annovera al quinto posto tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile “il raggiungimento dell’eguaglianza di genere e l’emancipazione di tutte le donne e le ragazze”.

Mentre nel mondo industrializzato i temi di discussione principali per il raggiungimento di questo traguardo sono le sfide del work-life balance e della parità di genere (in particolare oggetto di dibattito è l’istanza di parità di genere negli esecutivi), nei Paesi in via di sviluppo il focus necessario è sui primi anni di vita delle donne, spesso determinanti nella creazione di un divario che non si recupera più in seguito.

Parliamo di un retaggio plurisecolare di discriminazioni e violenze, che cominciano dall’impossibilità di accedere a un’istruzione universale e di qualità e arrivano fino all’esclusione quasi totale dal mondo del lavoro.

L’ONU ha impegnato i Paesi a eliminare ogni discriminazione di genere nei campi della formazione e del lavoro e ogni forma di violenza sulle donne. Chiede inoltre la valorizzazione del lavoro di cura svolto tra le mura domestiche e l’introduzione di incentivi alla condivisione delle responsabilità all’interno delle famiglie, sostenendo un progetto globale per il raggiungimento della parità salariale.

Anche in Occidente in realtà basterebbe seguire le linee guida delle Nazioni Unite sulla strada di un cambiamento che è necessariamente culturale e che dalla politica deve essere accompagnato e sostenuto. Più in generale la sfida vera è quella di saper affrontare il tema della diseguaglianza di genere nel senso della necessità della costruzione di punti di partenza uguali per tutti: “pari opportunità di leadership” (UN SDG 5.5) e non richiesta di posizioni in quando donne; “infrastrutture e politiche di protezione sociale” (UN SDG 5.4) e non visione antagonistica del rapporto tra i sessi.

All’alba di questo millennio, il cambiamento che vogliamo vedere nella società parte da qui: dalla solidarietà tra donne e uomini che hanno l’eccezionale occasione di sciogliere un nodo antichissimo, eliminando una diseguaglianza ed emancipando in pochi anni milioni di persone da una condizione di subordinazione politica, sociale, culturale ed economica.

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