Obiettivo 16: Pace, giustizia e istituzioni solide

Obiettivo 16: Pace, giustizia e istituzioni solide

Il sedicesimo obiettivo di sviluppo sostenibile dell’ONU può essere considerato come una sintesi del lavoro che le Nazioni Unite mirano a svolgere sin dalla propria fondazione. Il titolo è infatti “Pace, giustizia e istituzioni solide”. Sotteso a questi tre punti c’è innanzitutto il grande tema della protezione, al centro del dibattito politico in molti Paesi occidentali negli anni 2000. Proteggere i cittadini non è uno slogan che può essere rivendicato da una singola fazione politica. È un compito imperativo di ogni governo. 

 

L’obiettivo ribadisce a questo proposito la centralità degli Stati in quanto attori dotati di tutti gli strumenti per implementare tale protezione, nel senso più ampio del termine. Non si tratta solo di portare avanti un piano strutturato di investimenti in sicurezza, ma anche di limitare i danni sociali dei conflitti, a cominciare dell’abbandono scolastico che indebolisce le prospettive future di crescita di intere aree del pianeta. 

 

A dover operare per costruire la pace e la giustizia non sono solo le istituzioni nazionali. L’obiettivo 16 raccoglie la sfida posta dalla globalizzazione e dalla coesistenza dialettica tra strutture sovranazionali più solide e una rete di amministrazioni locali che governano le città globali. Gli Stati si sono impegnati a sviluppare istituzioni efficaci, responsabili e trasparenti a tutti i livelli, proprio al fine di garantire una protezione diffusa. Tali strutture devono essere aperte e realmente rappresentative della collettività che sono chiamate a governare. Questo impegno sta già trovando riscontro nella prassi politica. Si sono moltiplicate ad esempio negli ultimi anni anche in Italia esperienze partecipate di governance e di elaborazione delle linee programmatiche delle forze che concorrono in occasione delle elezioni comunali e politiche.

 

Questo obiettivo dovrebbe infine essere una spinta a intraprendere un percorso di riforme strutturali, capaci di mettere Paesi come l’Italia, dove i problemi della lentezza del processo decisionale e delle disuguaglianze interne sono tutt’altro che risolti, nelle condizioni  di essere competitivi in un mondo globale. 

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