CARLO LEVI E L’IMPEGNO POLITICO

CARLO LEVI E L’IMPEGNO POLITICO

Che la vita di Carlo Levi dovesse interfacciarsi con la passione politica era quasi scritto nel suo DNA. Nasce sotto la Mole Antonelliana, da una famiglia del ceto medio ebraico. Sua madre, Annetta, è la sorella di Claudio Treves, esponente di spicco del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.

Durante gli anni del Liceo, precisamente nel ’18, conosce Pietro Gobetti e inizia a collaborare con lui prima sulle pagine di “Energie Nove” e, dal ‘22, su quelle de “La rivoluzione liberale”. Grazie a Gobetti, Levi conosce Felice Casorati e diventa allievo della sua scuola di pittura, salvo emanciparsi presto da questo ruolo pur mantenendo un rapporto di stima con lo stesso.

Alla fine del percorso universitario, la carriera artistica procede di pari passo con l’impegno politico. Nel ’29, il poliedrico artista torinese aderisce al movimento clandestino “Giustizia e libertà” di Carlo Rosselli. Cruciali nella sua vita pubblica sono i soggiorni parigini e l’esperienza nel “Gruppo dei sei”.

Nel ‘34, Levi viene arrestato a Torino e, nonostante il rilascio sia immediato, l’OVRA continua a sorvegliare i suoi movimenti. Un anno dopo, il 3 agosto 1935, Carlo Levi viene mandato in confino a Grassano, in Basilicata, e dopo poco trasferito ad Aliano, altro Comune lucano. Questo evento cambia per sempre la sua vita: Carlo Levi, infatti, giunge da pittore in questo remoto paese lucano che lascerà da scrittore.

Forte dei suoi innumerevoli mezzi espressivi, comincia a interrogarsi sulla questione meridionale, trascendendo dalle contingenze storiche e affermandone il ruolo imprescindibile in vista del rinnovamento della società italiana tutta. La tensione socio-politica traspare nelle pagine dei suoi romanzi che indagano la civiltà contadina, celebrando il riscatto di un popolo vinto e restituendo allo stesso quella dignità che per troppo tempo gli era stata negata.

Nel ’36, amnistiato, riesce a partire per la Francia. Ritorna in Italia nel ’44 per partecipare alla Resistenza e, più tardi, è fra i fondatori del quotidiano “La Nazione del Popolo”, organo del Comitato di Liberazione Nazionale. Si trasferisce a Roma l’anno successivo, dove dirige “L’Italia Libera”, organo del Partito d’azione nel quale sono confluiti i gruppi di “Giustizia e Libertà”.

Viene eletto, nel ’63, Senatore per il PCI nelle cui liste era stato candidato come indipendente. Ferruccio Parri descriverà perfettamente la sua condizione di uomo d’impegno politico e di artista totale, affermando la difficoltà di ricondurre a unità la vastissima produzione di Levi e la necessità di collocare l’elemento di congiunzione nella passione che lo animava. Carlo Levi è favorevole all’idea di un’apertura dell’Occidente al blocco sovietico, alla Cina popolare e al movimento dei Paesi Non Allineati. Da Senatore, è membro della Commissione istruzione pubblica e belle arti, ma non perde la curiosità e la passione per l’uomo e per la società che lo contraddistinguono in quanto intellettuale a tutto tondo pronto a prendere posizione e far sentire la propria voce sulle questioni più disparate. Memorabili resteranno i suoi interventi e le sue battaglie in difesa della libertà di coscienza e di espressione, della tutela del paesaggio oppure su questioni di politica internazionale.

 

A cura di Martina Gonnella e Cristiana Viola

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