Dibattito tra i candidati alle primarie democratiche per le presidenziali americane del 2020: cosa è emerso nella prima parte del confronto

Dibattito tra i candidati alle primarie democratiche per le presidenziali americane del 2020: cosa è emerso nella prima parte del confronto

Dopo il primo confronto televisivo organizzato a fine giugno da NBC, MSNBC e Telemundo a Miami, i 20 principali candidati alle primarie per la scelta del candidato democratico alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti nel 2020 si confrontano in un dibattito organizzato da CNN nel Fox Theatre di Detroit suddivisi in due gruppi da 10 candidati. Il primo gruppo, composto dai candidati Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Pete Buttigieg, Beto O’Rourke, Amy Klobuchar, John Hickenlooper, Tim Ryan, John Delaney, Steve Bullock e Marianne Williamson, si è confrontato la notte di martedì 30 mentre il secondo gruppo parteciperà al dibattito che avrà luogo la notte di mercoledì 31.

 

A pochi minuti dall’inizio del confronto si sono delineati i posizionamenti dei candidati, con i più moderati come Hickenlooper, O’Rourke, Delaney e Ryan determinati a recuperare lo svantaggio nei confronti di Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, star dell’ala sinistra dei democratici seppur con diverse sfumature. Il sindaco di South Bend Pete Buttigieg ha mantenuto il posizionamento caratterizzante della sua campagna, in equilibrio tra la proposta di riforme radicali e la necessità di segnare una distanza dall’approccio più populista dell’area che si riconosce in Bernie Sanders. Il primo attacco diretto dall’inizio del confronto viene dall’ex governatore del Colorado John Hickenlooper, che ricorda come nessuno dei rappresentanti eletti nei 41 collegi strappati ai repubblicani nelle elezioni di midterm del 2018 sostenga l’agenda di Sanders e Warren e mette in guardia dal rischio di allontanare con idee radicali e promesse irrealizzabili molti elettori determinanti per vincere la Presidenza. Ai numerosi rilievi posti dai candidati moderati sulla realizzabilità dei programmi di Sanders e Warren, risponde così più tardi la Warren: “Sapete, non comprendo come qualcuno possa scegliere di sobbarcarsi il duro lavoro di una campagna presidenziale soltanto per parlare di quello che non si può fare e di ciò per cui non dovremmo lottare”, con Bernie Sanders che poco dopo le fa eco: “Sono stanco del fatto che i democratici abbiano paura delle grandi idee, i repubblicani non ne hanno. Trump ha realizzato uno sgravio fiscale di 1000 miliardi di dollari per i ricchi”.

 

Il dibattito prosegue poi scendendo nel dettaglio dei principali temi di attualità, primo tra tutti la sanità. Bernie Sanders ed Elizabeth Warren sono co-sponsor di una proposta di legge presentata in Senato nota come Medicare for All, un programma pubblico che garantirebbe il diritto universale all’assistenza sanitaria abolendo le polizze private. I due candidati sostengono che sia l’unica soluzione che garantisce a tutti l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità riducendo i costi pubblici ed evitando che le compagnie assicurative sottraggano risorse finanziarie al sistema sanitario. Con toni diversi, tutti gli altri candidati sono in disaccordo. Pete Buttigieg sostiene l’idea di un “Medicare per chi lo sceglie”, ovvero l’introduzione di un’opzione pubblica talmente conveniente che la maggioranza degli Americani la preferirà alle assicurazioni private, posizione analoga a quelle di Hickenlooper e Klobuchar che ricorda come questa fosse la visione di Barack Obama. John Delaney è più netto e afferma che Medicare for All sarebbe una scelta suicida che rischierebbe di mandare in bancarotta gli ospedali e ridurre gli investimenti nel settore. O’Rourke propone invece l’estensione della copertura assicurativa a chi è attualmente scoperto senza introdurre un’opzione pubblica.

 

Sul tema dell’immigrazione tutti i candidati concordano sulla necessità di introdurre percorsi verso la cittadinanza per gli immigrati sprovvisti di documenti e in particolar modo per i cosidetti “dreamers”, ma emergono differenze sulla proposta di trasformare l’immigrazione illegale da reato penale a infrazione civile: Warren, Sanders e Buttigieg sono a favore, O’Rourke, Delaney, Bullock e Ryan contrari.

 

Sull’emergenza climatica non ci sono grandi divergenze tra le posizioni dei candidati, l’unico momento di scontro è nato dalla contrarietà di John Delaney all’approccio proposto nel Green New Deal su alcune tematiche specifiche, ma tutti ne condividono gli obiettivi prefissati per il 2040.

 

Il dibattito sull’economia è invece monopolizzato dal tema del commercio internazionale e dei dazi. Bernie Sanders rivendica con orgoglio di essersi sempre opposto ai trattati internazionali di libero scambio come NAFTA e TTP, che ritiene dannosi per i lavoratori perché incentivano la delocalizzazione, mentre Elizabeth Warren ritiene necessario che ai negoziati per gli accordi commerciali internazionali partecipino anche sindacati e piccole imprese. John Hickenlooper ricorda poi che non c’è nessun esempio nella storia in cui una guerra commerciale abbia prodotto un vincitore e Buttigieg e Ryan, entrambi provenienti dal midwest, pur ritenendo doveroso rinegoziare alcuni accordi riconoscono la necessità per gli Stati Uniti di costruire solidi rapporti commerciali globali.

 

Legato al tema del commercio internazionale c’è quello della politica estera. Pete Buttigieg si impegna a ritirare l’intero contingente americano presente in Afghanistan entro il primo anno di amministrazione, posizione condivisa da O’Rourke che però si impegna al ritiro entro la fine del mandato. Hickenlooper ribatte che un ritiro immediato dall’Afghanistan sarebbe tragico per gli afgani e i loro diritti, un tradimento delle loro speranze dopo quasi due decenni di impegno nella regione. Bernie Sanders sostiene la necessità di una politica estera fondata sulla diplomazia e ritiene che il ruolo degli Stati Uniti non debba essere quello di “poliziotto del mondo”, mentre Elizabeth Warren condivide un approccio che vede la diplomazia e l’economia come strumenti prioritari di politica estera, ma afferma che laddove fosse necessario intervenire militarmente preparerebbe fin dall’inizio una exit-strategy per consentire agli Stati Uniti di non prolungare l’impegno militare più del necessario.

 

Conclusa la prima parte del dibattito, la notte di mercoledì si svolgerà la seconda parte nella quale si confronteranno gli altri 10 candidati: Joe Biden, Kamala Harris, Cory Booker, Juliàn Castro, Kirsten Gillibrand, Michael Bennet, Bill De Blasio, Jay Inslee, Tulsi Gabbard e Andrew Yang.

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