MIDTERMS 2018: ISTRUZIONI PER L’USO

MIDTERMS 2018: ISTRUZIONI PER L’USO

L’ora è giunta. Domani si voterà per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.

Verrà rinnovata la totalità della Camera (435 seggi) e un terzo del Senato (35 seggi).

Allo stato, i repubblicani controllano ambedue i rami del parlamento. Se alla Camera la maggioranza è stabile – 235 seggi per il GOP contro i 198 dei democratici – al Senato la situazione è differente, dove un solo seggio concede la maggioranza al partito del Presidente, senza considerare la possibilità, già utilizzata, del voto del Vice Presidente. I sondaggi che si sono alternati negli ultimi mesi hanno disegnato un quadro differente per le due camere: i democratici, stando alle ultime rilevazioni, potrebbero ottenere la maggioranza alla Camera, mentre i repubblicani riuscirebbero addirittura ad incrementare il vantaggio al Senato. Procediamo con ordine: i maggiori istituti di sondaggi rilevano come i democratici abbiano circa l’85% di probabilità di superare il magic number di 218 seggi alla Camera. Secondo Nate Silver, all’indomani delle midterm, i repubblicani potrebbero avere 203 seggi contro i 232 dei democratici.

Al Senato, al contrario, i democratici dovranno difendere un numero di seggi maggiore rispetto ai colleghi repubblicani. Dei 35 seggi in palio, 5 sono repubblicani – Utah, Mississippi, Mississippi-special, Nebraska e Wyoming – 16 invece, sono saldamente democratici: California, Connecticut, Delaware, Maine, Hawaii, Maryland, Massachusetts, Minnesota, New Mexico, New York, Ohio, Pennsylvania, Rhode Island, Vermont, Virginia e Washington. A questi 21 seggi ne vanno aggiunti altri 8, di cui 2 tendenzialmente repubblicani – Texas e Tennessee – e 6 tendenzialmente democratici – Michigan, Minnesota-special, Montana, New Jersey, West Virginia e Wisconsin.

Sottraendo i 29 stati già conteggiati al totale dei 35 in gioco, ne restano 6, i cosiddetti “tossup”. In Indiana e Arizona la sfida è praticamente alla pari: nessun istituto ha assegnato la vittoria ad uno dei candidati. Al contrario, Nate Silver ha assegnato la vittoria in Florida al democratico Bill Nelson, mentre Inside Election ha consegnato lo status di “Tilt D” ai democratici in Nevada. Dal giorno 26 ottobre, invece, il North Dakota viene assegnato nelle mani dei repubblicani. Una situazione particolare si vive in Missouri. Claire McCaskill, senatrice democratica uscente sfiderà l’Attorney General dello stato, il repubblicano Josh Hawley. Nate Silver ha dato alla sfida lo status di “Lean D”, mentre l’istituto di Stuart Rothenberg ha etichettato lo stato come “Tilt R”. L’election night del 2016 ci ha insegnato come fare pronostici sulle elezioni americane sia diventato più difficile del previsto.

Un dato che invece risalta subito agli occhi è quello riguardante l’early voting. Il cosiddetto voto anticipato, soprattutto negli stati chiave, è maggiore del doppio rispetto al 2014. Il maggiore incremento si è avuto in Texas, dove nel 2014 avevano votato 1,7 milioni di persone, mentre oggi si è superata quota 4,7 milioni. È difficile prevedere se il dato sia favorevole all’uno o all’altro partito, ciò che è palese invece è la mobilitazione più grande che una elezione di metà mandato abbia mai avuto.

Oltre le elezioni federali, si terranno anche le gubernatorial elections assieme alle elezioni per la carica di primo cittadino e quelle per le assemblee statali. Nella corsa per la carica di governatore sono i repubblicani a difendere un numero di seggi maggiore rispetto ai colleghi. Secondo le ultime previsioni 16 stati dovrebbero essere guidati da un governatore repubblicano, 11 da uno democratico, mentre 7 sono “tossup”. New Hampshire, Pennsylvania e Wisconsin vengono considerati “even”, mentre in Minnesota, Michigan, Colorado e Nevada sono i democratici in vantaggio nel margine d’errore. In Florida, invece, i repubblicani dovrebbero riuscire a mantenere il controllo nonostante l’assenza di Rick Scott.

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