Arizona, la prima prova elettorale dalla scomparsa di John McCain

Arizona, la prima prova elettorale dalla scomparsa di John McCain

È una delle sfide più avvincenti ed è una sfida tutta al femminile. Nello Stato che piange ancora il suo figlio prediletto, la corsa fra la repubblicana Martha McSally e la democratica Kyrsten Sinema si preannuncia entusiasmante.  Per la prima volta nella storia, un seggio senatoriale dell’Arizona sarà sicuramente occupato da una donna.

A poco più di un mese dall’elezione per sostituire Jeff Flake – l’attuale Senatore ha deciso di non ricandidarsi per motivi personali – nessun istituto di sondaggi si è sbilanciato: che sia l’una o l’altra candidata a essere in vantaggio, rientra sempre nel margine d’errore. Solo FiveThirtyEight, con un sondaggio del 2 ottobre, dà in vantaggio i democratici. Il Partito Repubblicano, specialmente in Arizona, risente fortemente della morte di John McCain e secondo alcuni il vero motivo del ritiro di Flake va rintracciato proprio nella dipartita del suo ex collega: anche a livello di popolarità infatti Flake è sempre stato lontano dai picchi di McCain.

Martha McSally, veterana di guerra e membro della Camera dei Rappresentanti, durante le primarie ha battuto sia Joe Arpaio, l’ex sceriffo della contea di Maricopa che molti ricordano per alcune uscite infelici sull’immigrazione, sia Kelli Ward, sfidante di McCain durante le primarie repubblicane per l’altro seggio nel 2016. In casa dem, la Sinema ha battuto l’avvocatessa Deedra Abboud con l’80% delle preferenze.

Lo Stato dell’Arizona ha una tortuosa storia politica. Ammesso nell’Unione solo nel 1912, rimase fortemente democratico sino all’elezione di Dwight Eisenhower. Dal 1952 si è susseguita una netta serie di vittorie repubblicane – specialmente per quanto riguarda le presidenziali – interrotta solo da Bill Clinton nel 1996.

Le due candidate hanno una storia molto forte e particolare. La Sinema ha vissuto un’infanzia segnata della povertà, ragione che l’ha spinta a specializzarsi proprio nell’ambito dei servizi sociali dopo la laurea in giurisprudenza. Secondo una analisi di GovTrack.us, la democratica è il terzo membro “maggiormente bipartisan” del Congresso. Come anticipato, la McSally invece è una veterana di guerra ed è stata la prima donna a pilotare un jet durante un combattimento, nonché la prima donna a guidare uno squadrone durante un’operazione. Inoltre la McSally ha sempre affermato che avrebbe voluto, un giorno, subentrare al posto di John McCain.

Nell’ultima tornata, Flake vinse con circa 100.000 voti di vantaggio sullo sfidante democratico Richard Carmona. Trump, nel 2016, ha superato Hillary Clinton di circa 90.000 voti. Questo margine sembra oggi essere inesistente. Se l’istituto guidato da Nate Silver ha deciso di sbilanciarsi proprio sette giorni fa, un dato è comune a tutti i sondaggi in circolazione: la percentuale di indecisi è molto bassa – si attesta mediamente intorno al 6% del campione – e oltre il 60% degli intervistati ha affermato di essere “sicuro da tempo” su chi andare a votare. Confrontando i programmi elettorali delle due candidate, si nota come i punti di principali siano praticamente gli stessi: sussidi alle famiglie povere, incentivi per combattere la criminalità, possesso di armi da fuoco, veterani e una diversa visione delle politiche migratorie (l’Arizona si trova al confine con il Messico). Il Presidente Trump ha pubblicamente appoggiato Martha McSally, la quale aveva già ottenuto l’endorsement del Vicepresidente Mike Pence.  Se per altri stati essere uno swing State è una routine, per l’Arizona è una novità. Se la McSally dovesse riuscire a prevalere, i repubblicani darebbero un duro colpo alle speranze di recupero democratiche. Al contrario, qualora fosse Kyrsten Sinema a prevalere, il Presidente sarebbe in forte difficoltà.

Negli USA l’attenzione sulle elezioni sta crescendo nonostante la grande risonanza che il caso Kavanaugh – giudice nominato alla Corte Suprema da Trump e confermato sabato dal Senato, accusato di molestie sessuali da tre donne – ha causato, anche per l’incertezza indicata dai sondaggi e la possibilità che venga eletto un Congresso a due facce, Camera democratica e Senato repubblicano. Non ci resta che attendere il responso delle urne, per capire gli scenari che segneranno il prossimo biennio targato Donald Trump.

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