Florida, lo swing state per eccellenza determinante per gli equilibri del Senato

Florida, lo swing state per eccellenza determinante per gli equilibri del Senato

Storicamente la Florida è sempre stata l’ago della bilancia nelle elezioni presidenziali. Con i suoi 29 grandi elettori, The Sunshine State viene ancora oggi ricordato per l’election night del 2000, quando George W. Bush riuscì a vincere contro Al Gore proprio grazie al risultato riportato in Florida. Durante la nottata lo Stato fu assegnato prima ad Al Gore, poi tornò ad essere too close to call e infine venne assegnato al futuro Presidente. Il rapporto stilato dalla commissione elettorale affermava che Bush avesse un margine di 1784 voti di vantaggio sullo sfidante e lo statuto della Florida prevede espressamente che in tali casi si proceda a un riconteggio automatico dei voti, senza richiesta da parte dei candidati. Il 10 novembre, dopo il riconteggio, il margine si ridusse a 327 voti. All’appello mancava una sola contea. Gore chiese, in base alla legge statale, quattro riconteggi manuali in altrettante contee: Volusia, Palm Beach, Broward e Miami-Dade. Queste contee dichiararono, accettando la richiesta di Gore, che non avrebbero potuto riconteggiare tutti i voti entro i sette giorni previsti dalla legge statale. Il caso finì dinanzi dinanzi alla Corte Suprema che, con 5 voti favorevoli e 4 contrari, decise che non era possibile stabilire un metodo alternativo per il riconteggio dei voti entro il 12 dicembre – termine ultimo per stabilire chi avesse vinto le contee sopraindicate – e sette giudici su nove affermarono che era stata violata una clausola del XIV emendamento nei diversi metodi di conteggio nelle varie contee. A ogni modo, tre giudici ritennero anche che la Suprema Corte della Florida avesse violato il secondo comma dell’articolo 2 della Costituzione, male interpretando la legge elettorale statale. Subito dopo la sentenza, emanata con estrema celerità, il Segretario di Stato della Florida Katherine Harris confermò la vittoria di Bush nello Stato, consegnandogli 25 grandi elettori e facendogli superare, di un solo voto, i 270 necessari per essere eletto alla Presidenza.

Per questa ragione e per il fatto che nello Stato c’è storicamente una sostanziale parità e alternanza fra democratici e repubblicani, la tornata elettorale di martedì 6 novembre si preannuncia avvincente. Il tre volte Senatore democratico Bill Nelson cercherà la riconferma contro il Governatore uscente, il repubblicano Rick Scott.

Durante le ultime presidenziali, Trump ha vinto lo stato con 113.000 voti di scarto su Hillary Clinton. Nelson detiene una percentuale di approvazione del suo operato da parte degli elettori del 47%, mentre Scott, in qualità di Governatore, ha registrato picchi di approvazione del 60% nel corso dei sette anni alla guida dello Stato. Anche il Presidente Trump ha affermato che sosterrà Scott nella sua corsa al Senato, dove, in base agli ultimi sondaggi in circolazione, il Grand Old Party dovrebbe riuscire a tenere la maggioranza, a differenza della Camera.

Nel 2012, Nelson vinse con ben 13 punti percentuali di vantaggio sullo sfidante repubblicano: ad oggi, questo vantaggio sembra essersi sgretolato. Gli ultimi sondaggi condotti da svariati istituti di ricerca, hanno sottolineato come oltre il 60% degli elettori abbia affermato che andrà a votare e di questo campione solo il 3% ha affermato di essere indeciso. Suddividendo i dieci istituti di ricerca più famosi che hanno condotto sondaggi sulla Florida, lo score ci consegna una perfetta parità – 5 istituti per Nelson vincitore, 5 per Scott – con un margine d’errore che rientra nel 3,5%. Se Nelson dovesse riuscire a mantenere il seggio, darebbe una grossa mano ai colleghi democratici che stanno cercando di recuperare terreno anche al Senato; qualora fosse invece Scott a prevalere, il GOP si potrebbe anche concedere il lusso di perdere uno fra i nove Stati che deve difendere in questa tornata elettorale.

Uno dei temi più rilevanti dei due programmi elettorali è quello del controllo delle armi. Le elezioni si terranno a soli nove mesi di distanza dalla sparatoria alla Stoneman Douglas High School di Parkland, una delle più sanguinose nella storia degli Stati Uniti. Nelson ha attaccato ferocemente Scott, affermando che «nulla è stato fatto [sulla lotta all’utilizzo delle armi da fuoco] dal Governatore». Quest’ultimo, al contrario, ha innalzato l’età per possedere un’arma da fuoco dai 18 ai 21 anni. Di particolare importanza sarà anche il fattore immigrazione: i repubblicani hanno più volte attaccato i democratici, affermando che gli stessi favoriscono l’immigrazione clandestina.

La Florida rivendica ancora, sia essa una elezione presidenziale o meno, la sua vocazione di swing state.

 

 

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