La politica americana si prepara alle midterm elections

La politica americana si prepara alle midterm elections

Pochi giorni fa gli Stati Uniti hanno pianto un grande nome della politica americana, il Senatore dell’Arizona John McCain. Molti lo ricordano e conoscono per la sua sconfitta contro Barack Obama alle presidenziali del 2008, ma McCain è stato un servitore dello Stato stimato trasversalmente. Un repubblicano vecchio stampo, rispettato e mai odiato dai suoi avversari politici: Bernie Sanders è stato tra i primi a ricordarlo e ai suoi funerali sono intervenuti George W. Bush e Barack Obama.

Proprio la perdita di McCain ha indebolito, non solo sul piano personale ma anche politico il GOP. A meno di due mesi dalle elezioni di midterm, l’indice di gradimento di Donald Trump è ai minimi e tutti i sondaggi danno i democratici in forte rimonta. L’attuale speaker della Camera Paul Ryan, candidato Vicepresidente in ticket con Mitt Romney alle presidenziali del 2012, non si ricandiderà e il presidente pro tempore del Senato, il longevo Orrin Hatch, lascerà il suo scranno di Senatore dello Utah e probabilmente sarà succeduto da Romney. Nei sondaggi che circolano in questi giorni, i democratici vengono dati poco sopra la soglia dei 218 seggi necessari per avere il controllo della Camera, mentre al Senato la maggioranza potrebbe restare in mano repubblicana per pochi seggi. Senza dubbio tra le sfide più avvincenti ci sarà quella della Florida, dove il Senatore uscente, il democratico Bill Nelson, affronterà l’attuale Governatore repubblicano Rick Scott. Qualora i dem riuscissero a strappare uno dei nove Stati attualmente in mano repubblicana, oltre a confermare i 24 seggi già in loro possesso, si verificherebbe una situazione di perfetta parità – 50 seggi a testa – e il GOP potrebbe tenere il controllo grazie al voto del Vicepresidente Mike Pence, in qualità di Presidente del Senato. Il clima in America è già rovente: le elezioni di medio termine saranno a tutti gli effetti un referendum su Trump.  L’istituto di ricerca Pew ha pubblicato un interessante sondaggio in cui il 51% degli elettori intervistati si è definito “entusiasta” di andare a votare. Confrontato con lo storico che lo stesso ente di ricerca propone, questa percentuale è la più alta negli ultimi venti anni per un’elezione a livello federale. Lo stesso Trump a fine agosto ha ammesso: “al Senato i repubblicani faranno molto bene, vinceremo molti seggi. Alla Camera sarà probabilmente più dura.” I sondaggisti confermano ma non sono escluse clamorose sorprese. Un dato importante va registrato inoltre nell’elevato numero di donne candidate. Delle 185 candidate, 143 sono democratiche.  Il numero è destinato comunque a salire: mancano ancora quattro Stati per la chiusura delle primarie. Salvo imprevisti, Rashida Tlaib sarà la prima donna musulmana a sedere al Congresso. Candidata nel tredicesimo collegio del Michigan, si attesta con ben 32 punti percentuali di vantaggio nei sondaggi. Al momento risulta essere anche candidata unica, vista l’assenza di un nome per i repubblicani.

Storicamente, dalle midterm è sempre uscito penalizzato il partito del Presidente in carica. Nel 2014, sotto la Presidenza Obama, i repubblicani avevano 45 seggi al Senato: con le elezioni di medio termine divennero  54 e, avendo già il controllo della Camera, per Obama fu praticamente impossibile governare senza appellarsi a una maggioranza bipartisan. I soli Presidenti che vinsero le midterm furono Franklin Delano Roosevelt nel 1934 e George W. Bush nel 2002.

Una cosa è certa: qualora il partito repubblicano dovesse perdere tutte e due le Camere, sarebbe difficile prevedere il futuro dell’agenda politica del Presidente e, di conseguenza, le sue prospettive in relazione alle presidenziali del 2020.

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