Molise, Italia

Molise, Italia

Quando incontreremo le prime ulivelle magre, solitarie, in bilico su i dirupi con i rami stenti, tormentati dalla bufera, allora saremo in contado del Molise”: sono parole di Francesco Jovine, orgoglio letterario molisano, grande cantore della vita rurale della nostra terra e delle peculiarità di una regione che in pochi altri momenti storici ha conosciuto le luci dei riflettori, come in questi giorni. È altresì il fotogramma più familiare a chi si accinge a ritornare a casa, forse perché il 98% del nostro territorio è qualificato come rurale nella sua elegante gradazione discendente dall’Appennino al mare, o forse perché poco o quasi nulla di quest’area simpaticamente relegata dai più alla dimensione della leggenda è stato contaminato negli anni. In Molise, unico caso nella storia della Repubblica italiana di formazione di una regione per distacco da un’altra, l’Abruzzo, il quale ha assunto il titolo di regione con la legge costituzionale n. 1/1963, risuona ancora l’eco delle antiche glorie sannitiche, mentre tra le strade dei piccoli borghi i dialetti ripercorrono l’amalgamarsi di culture, da quella Arbëreshë a quella Sveva. È così che tra brodetti e caciocavalli, frammenti di storia e tradizione molisana occupano le principali testate nazionali, in vista delle elezioni regionali che questa domenica, 22 aprile, porteranno alle urne gli elettori per rinnovare Governatore e Consiglio regionale.

Diciassette liste per oltre trecento candidati: è questo il quadro politico che al momento attuale si delinea. Per il centrosinistra, al passo indietro dell’ex Governatore, Paolo di Laura Frattura segue la scelta dell’Assessore uscente Carlo Veneziale, che raccoglie a suo sostegno cinque liste, compresa quella di LeU. Il centrodestra, invece, schiera Donato Toma, Presidente dell’ordine dei commercialisti di Campobasso con un passato in amministrazioni dai diversi colori politici, portando a suo sostegno ben nove liste, due tra le quali pesantemente equipaggiate: quelle che fanno capo all’ex Governatore Michele Iorio e all’europarlamentare di Forza Italia Aldo Patriciello. Anche Casapound esprime una propria candidatura, quella di Agostino Di Giacomo. Dulcis in fundo, il M5s che, dopo aver fatto l’en plein di parlamentari alle scorse elezioni politiche, spera di bissare il risultato candidando Andrea Greco, primo dei non eletti in occasione delle scorse regionali e per cinque anni portaborse dei 5 stelle in Consiglio regionale.
Saranno in 21, compreso il Presidente della Regione, a sedere in Consiglio regionale, grazie alla nuova legge elettorale che prevede un sistema proporzionale con un premio di maggioranza in grado di assicurare la governabilità. Sì alle preferenze, no al voto disgiunto, mentre la soglia di sbarramento è particolarmente differenziata a seconda dei casi: 3% per le liste in coalizione e 8% per quelle che non ne fanno parte. Alla lista o alla coalizione vincente sono assicurati 13 seggi.

Una dinamica bizzarra, quella che sta interessando una delle regioni probabilmente meno presenti nel dibattito politico nazionale, ormai elevata a banco di prova per il futuro dell’intero Paese. Già, perché più di un leader delle grandi formazioni ha precisato che, dal risultato molisano, ampie riflessioni sul destino dell’Italia potranno essere compiute, attraverso un dato, quello relativo a un numero complessivo di 314.725 abitanti. Un Luigi Di Maio fiero, dalla piazza di Termoli, sfida la concorrenza nella speranza di fare del Molise la prima regione a governo pentastellato, una roccaforte nella quale tornare nelle vesti di Presidente del Consiglio. Non diverse le parole di Salvini, il quale sceglie i comuni più piccoli per il suo “Grand Tour”, sognando di ripercorrere quei vicoli da Premier. Dall’elicottero, invece, Silvio Berlusconi saluta San Giuliano di Puglia, tristemente conosciuto per il tragico terremoto del 2002 nel quale hanno perso la vita 27 bambini e un’insegnante. Ancora una volta, il mantra è lo stesso: le sorti del Molise delineeranno quelle dell’Italia tutta. Ci sono poi i leader del Partito Democratico, Paolo Gentiloni prima e Maurizio Martina poi, i quali più cautamente si sono limitati a sottolineare l’importanza del “messaggio” che da queste elezioni sarà necessario cogliere.

Con un trascorso prevalentemente legato a governi di centrodestra, intervallati da esperienze di centrosinistra, con un passato democristiano, la regione ha saputo aprirsi un varco in una economia, per quanto possibile, più industriale. Nevralgico è il polo industriale termolese che, tra le altre aziende, ospita la Fiat Chrysler. Nella sua restante estensione la terra continua ad avere un ruolo di primaria importanza. Proprio su questo presupposto, l’uscente governo regionale targato Pd, ha predisposto una serie di misure tali da efficientare il sistema, classificandosi prima in Europa tra le altre regioni italiane per realizzazione del Piano di Sviluppo Rurale. Altri importanti investimenti, inoltre, sono stati effettuati su Banda Larga, bonifica delle aree industriali e politiche sociali. Grandi energie sono state spese, infatti, dal precedente governo per permettere alla Regione di abbandonare la posizione di fanalino di coda del Paese, favorendo e ottenendo il raggiungimento di obiettivi fondamentali per un’evoluzione del terzo settore, del turismo e dell’economia in generale.

Siamo, dunque, agli sgoccioli e per qualche ora ancora il fiato resterà sospeso su quel tratto di terra tra l’Abruzzo e la Puglia, nell’attesa di conoscere il verdetto del popolo. Di certo, da molisani, speriamo che questo non sia un isolato istante di notorietà ricavato dai big a fini propagandistici, ma apra un sentiero ulteriore rispetto ai numerosi tratturi dai quali è costellato il nostro Molise: quello dell’attenzione e dell’ascolto costante, che non faccia della nostra regione un satellite dalla dubbia esistenza, ma ne favorisca una conoscenza e una valorizzazione vivace e costruttiva, al pari delle sue piú anziane compagne.

 

Pubblicato su Democratica il 20/04/2018

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