John R. Bolton, il falco scelto da Trump come Consigliere per la sicurezza nazionale

John R. Bolton, il falco scelto da Trump come Consigliere per la sicurezza nazionale

I rumors si rincorrevano da mesi, il rapporto di collaborazione tra Donald Trump e il suo Consigliere per la sicurezza nazionale H. R. McMaster non è mai decollato. La distanza fu evidente già il 17 febbraio 2017 a distanza di pochi giorni dalla nomina di McMaster, quando alla Conferenza per la sicurezza di Monaco il generale aveva dichiarato che le interferenze della Russia nelle presidenziali del 2016 erano un fatto incontrovertibile. E poi le divergenze sulla linea di politica estera sui dossier più rilevanti, dall’Iran alla Corea del Nord, passando inevitabilmente per la Russia, e quell’intesa naturale con il Segretario alla Difesa Jim Mattis e il Segretario di Stato Rex Tillerson, nell’ottica di smussare le asprezze ideologiche di una Casa Bianca priva di visione organica. Con il licenziamento di Rex Tillerson e la designazione al suo posto del Direttore della CIA Mike Pompeo le voci di un’imminente sostituzione di McMaster si erano fatte insistenti, tanto da costringere l’ufficio stampa della Casa Bianca a una smentita. Il 22 marzo, poco più di una settimana dopo la smentita, Donald Trump ha annunciato attraverso Twitter la sostituzione di McMaster con l’ambasciatore John R. Bolton. Fiero oppositore del multilateralismo e feroce critico del ruolo delle Nazioni Unite, Bolton nel ‘94 dichiarò: ‘Le Nazioni Unite non esistono. Esiste una comunità internazionale che può essere occasionalmente guidata dall’unica vera potenza rimasta nel mondo, gli Stati Uniti, quando questo è nel nostro interesse’.

Originario del Maryland, negli anni ’70 frequentò la Yale Law School dove conobbe, tra gli altri, il suo grande amico Clarence Thomas, il giudice più conservatore della Corte Suprema. Negli anni ’80 collaborò con le amministrazioni di Ronald Reagan e George H. W. Bush, ricoprendo diversi ruoli avendo come mentore il senatore repubblicano dalla North Carolina Jesse Helms, famoso per la sua dura opposizione ai diritti civili dei neri, delle donne, delle persone LGBT e dei disabili. Helms arrivò a definire il Civil Rights Act del 1964 ‘il più pericoloso disegno di legge mai presentato al Congresso’ e fu congedato al suo ritiro dal Senato nel 2001 da un articolo di David Broder su The Washington Post dal titolo ‘Razzista Bianco’, in cui veniva descritto come ‘l’ultimo politico sfacciatamente razzista di questo paese’.

George W. Bush nominò poi John Bolton Sottosegretario di Stato per il controllo delle armi e la sicurezza internazionale nel 2001, nella cui veste guidò il ritiro degli Stati Uniti dalla Corte Penale Internazionale. Sostenitore della necessità di un cambio di regime in Iraq sin dai tempi della Guerra del Golfo, il 20 novembre 2002 dichiarò alla BBC che gli Stati Uniti avevano maturato la convinzione che Saddam Hussein nascondesse depositi e siti di produzione di armi di distruzione di massa in Iraq e che questo giustificasse un’operazione militare unilaterale nel Paese. Fortemente inviso a Condoleezza Rice, succeduta a Colin Powel alla guida del Dipartimento di Stato nel 2005, Bolton fu costretto a lasciare l’incarico e Bush lo nominò Rappresentante permanente degli Stati Uniti alle Nazioni Unite. La sua nomina fu accolta con freddezza in Senato e già dai primi giorni di audizione i numeri per la conferma apparvero precari, non solo per l’opposizione dei democratici ma anche per le titubanze di molti repubblicani. Bolton rinunciò definitivamente all’incarico il 4 dicembre 2006, anche a seguito della sconfitta elettorale dei repubblicani alle elezioni di midterm.

Successivamente al ritiro dalla politica nel 2006, Bolton è tornato come accademico e ricercatore all’American Enterprise Institute, un think tank conservatore. Nell’ultimo decennio ha espresso posizioni fortemente critiche sulla politica estera dell’amministrazione Obama, in particolar modo sulla gestione dei rapporti con l’Iran e sull’accordo sulla non proliferazione del nucleare raggiunto a luglio 2015 tra il Paese e i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite insieme con Unione Europea e Germania. A marzo 2015, pochi mesi prima della ratifica dell’accordo, Bolton scrisse un articolo su The New York Times dal titolo ‘To Stop Iran’s Bomb, Bomb Iran’ (‘Per fermare la bomba dell’Iran, bombarda l’Iran’) in cui sosteneva che l’Iran non avrebbe mai accettato un accordo e che l’unico modo per impedire che si dotasse di armi atomiche fosse l’uso della forza militare. Si è inoltre ripetutamente espresso con argomentazioni analoghe sulla Corea del Nord, sostenendo che tentare di negoziare con il regime di Kim Jong Un è una perdita di tempo che legittima la dittatura e gli fornisce tempo per rafforzare gli arsenali atomici. Su The Hill il 13 agosto 2017 ha scritto: ‘Oggi, ci resta un’unica opzione diplomatica e non è dialogare con Pyongyang. Al contrario, il presidente Trump dovrebbe tentare di convincere il presidente Xi Jinping che la riunificazione della penisola coreana è nell’interesse nazionale della Cina’.

La nomina di John Bolton a Consigliere per la sicurezza nazionale, insieme alla sostituzione di Rex Tillerson con Mike Pompeo alla guida del Dipartimento di Stato, segna un grande punto di svolta nella politica estera dell’amministrazione Trump. La narrazione quasi isolazionista della campagna presidenziale del 2016 sembra ormai un lontano ricordo.

 

AUTORE: Gianmarco Carnevale

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