Valeria Cagnina e Leonardo Falanga

Valeria Cagnina e Leonardo Falanga

Torna la rubrica Giovani Italiani di Talento. Questa settimana vi raccontiamo di Valeria Cagnina e Leonardo Falanga, due giovani makers che hanno costruito due robot gemelli attraverso una collaborazione digitale.

Steve Jobs amava ribadire che solo coloro che sono abbastanza pazzi da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero. E le parole di uno dei personaggi più illustri del mondo della tecnologia sembrano essere una citazione estrapolata da un libro molto interessante, quello che ci narra la storia di Valeria Cagnina eLeonardo Falanga, due giovani makers con il sogno di diventare ingegneri robotici che hanno dimostrato agli occhi del mondo tutto il bello dell’era di internet. Valeria ha 15 anni ed è di Alessandria, Leonardo ne ha 17 ed è di Nocera Inferiore. Fin qui tutto normale, almeno fin quando non scopriamo che due ragazzi che insieme non arrivano a 35 anni sono riusciti a fare qualcosa di straordinario. Hanno costruito un robot, in verità due, identici, mettendo in campo le loro competenze e le loro conoscenze. Ma ciò che giustifica l’appellativo di straordinario è la modalità con cui sono riusciti a portare avanti il progetto: collegandosi giorno e notte su Skype, per due lunghi mesi, senza mai incontrarsi da vicino. Ed ecco che le barriere geografiche che nel terzo millennio ancora qualcuno vede come un limite ed un invito a chiudersi nel proprio mondo ed a non osare, si sgretolano grazie alla rete che unisce e rende possibile l’improbabile. Ed è proprio questa la convinzione, quella che bastano un computer ed una connessione internet per poter cambiare la propria vita e costruire qualcosa di nuovo, che ha condotto Valeria e Leonardo sulla strada del successo: dopo essersi incontrati lo scorso ottobre alla Maker Faire Rome 2015 ed aver condiviso da vicino la gioia della passione in comune per le nuove tecnologie, hanno iniziato a scambiarsi pareri, idee, commenti. E via web sono rimasti connessi per poter assemblare ciò che avevano in mente, quel robot che poi li avrebbe portati con un tappeto rosso verso la Rome Cup dello scorso marzo. Proprio la prestigiosa kermesse capitolina ha poi coronato il loro lavoro, classificandoli ottavi nella categoria Senior e portandoli dritti in finale. Ma la specialità di questa storia va oltre i riconoscimenti: la si coglie negli occhi di due ragazzi che sono riusciti a far prevalere la loro voglia di fare su ogni pregiudizio e su ogni avversità. Sì perché la bellezza di quei due robot gemelli sta nel fatto che essi sono stati realizzati senza che mai i due makers si incontrassero, divenendo così simbolo dell’era digitale non solo per il fatto di essere dei robot, ma per esser di fatto il prodotto di una sinergia costruita esclusivamente con strumenti digitali. Volere è potere, e questi due ragazzi hanno dimostrato che un proverbio non è per forza vuota retorica: Valeria e Leonardo hanno voluto fare della tecnologia una vera opportunità, e, per dimostrare che è possibile, sono stati disposti a ‘saltare i pasti stregati dalla magia di uno schermo’ per parafrasare Tim Berners – Lee, uno degli inventori del ‘www’, ed entrambi oggi possono fregiarsi del ‘titolo’ di digital champion, il riconoscimento creato dal giornalista Riccardo Luna. Valeria, che adesso può affermare di essere la ‘digital’ più giovane d’Italia, e Leonardo, che sta vedendo realizzato un sogno che rincorre da quando aveva sei anni e assemblava robot, adesso guardano impazienti a ciò che gli riserverà il futuro, avendo già le idee chiare su come sfruttare al massimo le proprie potenzialità: la robotica sarà sempre di più funzionale al mondo del lavoro, e i due makers prodigio vogliono dimostrare che è possibile inseguire il progresso tecnologico senza necessariamente scadere in una nociva dipendenza. Anche perché Valeria e Leonardo sono consapevoli che ciò che stanno costruendo lo devono alla loro intelligenza, al loro studio. La parola ‘studio’ deriva dal verbo latino ‘studeo’, che ha come primo significato ‘amare’. E di amare solo gli esseri dotati di cuore e cervello ne sono capaci. Per questo la ragione umana non potrà essere sostituita da un microchip, ma ne potrà creare di sempre più potenti per concorrere al miglioramento della nostra vita.

AUTORE: Mariano Scuotri

Team Comunicazione – Giovani Italiani di Talento

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