Carlo Alberto Minasi

Carlo Alberto Minasi

Ritorna Giovani Italiani di Talento, rubrica dedicata ai giovani italiani che ce l’hanno fatta e hanno trasformato le loro idee e i loro progetti in realtà. Oggi si parla di Carlo Alberto Minasi, un giovane italiano che è partito dal profondo sud. Buona lettura! 

Palmi è un piccolo paese in provincia di Reggio Calabria. Una perla a picco sul mare, un luogo lontano anni luce dal frastuono delle vie di New York o di Londra. Eppure oggi c’è un filo sottilissimo quanto resistente che unisce queste realtà così diverse: è quello dell’ingegno e dell’intraprendenza giovanile che sono sbocciati nella mente di Carlo Alberto Minasi, 25 anni.
Carlo Alberto è un ragazzo del profondo sud che ha deciso di credere nella propria terra d’origine. Dopo la laurea in Economia alla Bocconi di Milano ha frequentato un master di un anno di international business alla Hult university, in California. Dopo alcuni mesi in giro per il mondo, tra gli Usa e l’Europa, tra New York e Londra, è rientrato in Italia. Per gli analisti e gli amanti delle statistiche rientrerebbe in quel 33% che decidono di tornare nel Bel Paese dopo aver studiato all’estero, contro il 66% dei “cervelli in fuga” che decidono di abbandonare l’Italia definitivamente. Che noi italiani siamo famosi nel mondo per il cibo è storia vecchia, che pensiamo solo a mangiare è un vecchio pregiudizio, che proprio dalla tavola un giovane italiano abbia deciso di partire per introdurre una innovazione di caratura mondiale nell’ambito della tecnologia è una bella realtà.Una infrastruttura tecnologica, destinata ai colossi della distribuzione alimentare, che consente di mappare analiticamente i prodotti e indicare quelli scaduti. Un modo veloce e dinamico di monitorare costantemente la qualità di ciò che mangiamo. E’ questo ciò che Carlo Alberto ha ideato e deciso di realizzare. E’ statunitense l’azienda di servizi di consulenza di livello mondiale che ha assunto Carlo Alberto: ma è puramente italiano lo spirito che è alla base del progetto elaborato dal giovane strategy consultant. Si sa, noi italiani teniamo a quello che mangiamo, e i nostri piatti oltre ad essere buoni, hanno la reputazione di essere sani e genuini. Ed ecco che un ragazzo cresciuto in uno dei borghi più noti e famosi per gustare le pietanze della classica dieta mediterranea, diviene paladino delle sue stesse tradizioni di attenzione e cura per il cibo, e le esporta nel mondo del business e dell’economia globale.
La “startup” avviata da Carlo Alberto non ha ancora un nome, ma ha una fisionomia e degli obiettivi ben precisi: essa non farà altro che mettere in comunicazione costante la domanda dei centri di distribuzione e l’offerta dei produttori attraverso il filtro della trasparenza e della qualità. E la qualità degli alimenti passa ovviamente per i loro ingredienti, per la filiera di cui entrano a far parte, ma sicuramente per dei sicuri tempi di consumo e conservazione: da quest’ultima considerazione viene naturale constatare l’utilità per il mercato mondiale di un network che attraverso l’analisi dei dati dei singoli alimenti, originata dal monitoraggio reso possibile dalla tecnologia a radio frequenza RFID, disposta sulle etichette dei prodotti, consentirà una mappatura delle scadenze e quindi una riorganizzazione in tempo reale degli scaffali dei market di ogni dimensione. La rivoluzione vera però non sta completamente nell’idea in se, ma in tutto ciò che ne è alla base e in tutto quello che è possibile osservare in prospettiva: e tutto ciò ha un nome ben preciso, si chiama Costumer Service Action, che non è nient’altro che il principio secondo il quale non si cerca di vendere qualunque cosa  qualunque costo, ma si fa di tutto per fare in modo che il cliente scelga l’azienda che si dota di tale tecnologia per la garantita qualità dei prodotti.

Un obiettivo ambizioso, ma che certo non ha mai spaventato Carlo Alberto, che con sudore e energia ha avuto la capacità di conciliare il canonico lavoro alla Deloitte (questo il nome dell’azienda di servizi di consulenza che lo ha assunto una volta rientrato in Italia) con il tempo necessario da dedicare alla creazione della startup, adesso in fase di test, ma che presto sarà sul mercato. Tutto questo grazie al sano spirito di chi non si accontenta mai ed è consapevole che il motore del mondo è l’innovazione, e la chiave di accensione di questo complesso motore è la curiosità, la voglia di chiedere all’altro di cosa abbia bisogno. E questo concetto, Carlo Alberto Minasi, sembra averlo fatto fruttare meglio di qualunque teoria capitalistica.

AUTORE: Mariano Scuotri
Team Comunicazione FutureDem

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