Sulle spalle dei giganti per comprendere il nostro tempo

Sulle spalle dei giganti per comprendere il nostro tempo

Capiterà un giorno di guardarci indietro e di chiederci se abbiamo ricevuto o meno una buona formazione. Ad Hannah Arendt è successo e la sua risposta è stata negativa, perché un’istruzione nozionistica non insegna alla mente come riconoscere e contrastare le violazioni dei principi fondamentali dell’etica: da qui la colpa di non aver intuito subito a quali orrori avrebbe condotto il nazionalsocialismo.

Con questo racconto, la Professoressa Luigina Mortari ha dato avvio alla sua lezione nel contesto del sesto appuntamento della Scuola di Partito “Pier Paolo Pasolini”. Spesso anche chi è quotidianamente impegnato nella militanza politica tende a dimenticare l’importanza della scuola nella costruzione dello spirito critico di una persona. Senza spirito critico, senza coscienza di ciò che davvero significa occuparsi della pòlis, vengono messe a repentaglio le basi stesse della democrazia, quella conquista che oggi siamo avvezzi a dare per scontata.

Fondamentale oggi è vincere la sfida più complicata: rendere la scuola il luogo del sapere in cui con entusiasmo e passione si possa apprendere come costruire il futuro della nostra civiltà. Conoscere le fondamenta del pensiero occidentale e saperle interpretare rideclinandole nelle categorie della contemporaneità è infatti presupposto essenziale per lo sviluppo politico, sociale ed economico della parte di mondo che ci troviamo ad abitare.

Fare questo, però, non implica assolutamente accettare come dogmi corretti per definizione alcuni simboli che, partendo dalla Grecia antica, hanno attraversato i secoli e sono ancora presenti nel comune sentire odierno. La lezione della Professoressa Adriana Cavarero si è concentrata su come alcuni di questi simboli, che sono stati per millenni alla base della discriminazione di genere, abbiano avuto origine nei pregiudizi nei confronti del sesso femminile presenti nel mondo greco in tutti gli strati della società, a partire dalla classe dirigente.

Bisognerà aspettare l’età dei lumi affinché questa grande amnesia politica cominci a essere colmata. Attraverso un processo lungo e complesso, si passerà infatti dalle teorie giusnaturalistiche dell’eguaglianza all’affermazione
novecentesca (almeno a livello formale) degli stessi diritti politici per donne e uomini.

La civiltà occidentale e, in particolare, quella europea sono impregnate di simboli come questi, il che dà un immenso vantaggio competitivo ai giovani che crescono nelle nostre città: ogni giorno siamo costretti dal contesto in cui siamo inseriti a compiere uno straordinario esercizio di manipolazione simbolica, la capacità di gran lunga più preziosa nel mercato globale. Saper fare associazioni mentali tra ogni oggetto e ogni persona che ci circonda è essenziale in un mondo sempre più interconnesso, dai mezzi di trasporto come da internet, passando per le più recenti avanguardie della telefonia mobile.

La lezione del Professor Franco Farinelli ha provato a dare ai partecipanti alla Scuola un nuovo punto di vista sulla nascita della globalizzazione, collocandola temporalmente nell’estate del 1969, in quei pochi mesi che, tra l’allunaggio e il primo dialogo tra due computer agli estremi opposti degli Stati Uniti, segnò l’inizio di un’epoca in cui più nulla poteva essere letto con gli occhi dei nostri padri.

Paradossalmente però è solo ripercorrendo i passi di chi ci ha preceduto che potremo orientarci in questa infinita e meravigliosa ricerca di senso che è la nostra esistenza.

7 Ottobre 2017

Da “Democratica

https://www.democratica.com/opinioni/sulle-spalle-dei-giganti-comprendere-nostro-tempo/

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