La responsabilità di essere figli del proprio tempo

La responsabilità di essere figli del proprio tempo

Ci sono dei temi che chi aspira a fare politica deve conoscere, ci sono delle realtà, dei modi di pensare che devono necessariamente essere approfonditi: questo è uno dei principali scopi della formazione politica, come ha dimostrato anche il terzo appuntamento della scuola di partito “Pier Paolo Pasolini”.

La maggioranza dei partecipanti appartiene alla generazione figlia dell’11 settembre più che della caduta del muro di Berlino. La nostra vita è stata irrimediabilmente segnata dall’immagine delle torri che si accartocciano su loro stesse: l’immagine di un Occidente completamente impotente di fronte a una minaccia nuova. Ma cosa c’è dietro quell’immagine? Quanto davvero conosciamo la storia e la cultura dei Paesi arabi dai quali questa scia di morte è partita? Quali sono le responsabilità dell’Occidente stesso in tutto questo?

La lezione di Gad Lerner, intitolata “La questione mediorientale e il fenomeno dell’ISIS”, aveva l’obiettivo di dare una risposta a queste domande. Il Medio Oriente ha conosciuto negli ultimi anni numerosi mutamenti. In un contesto globale nel quale l’oro nero assume sempre minore importanza, non è facile per quei Paesi ricavarsi uno spazio nell’atlante geopolitico odierno. Questo non fa altro che aumentare quel sentimento di rimpianto e frustrazione tipicamente arabo, descritto da Samir Kassir nel suo “L’infelicità araba”.

Se, da un lato, quell’infelicità cronica, quell’insoddisfazione perenne generano un’ambizione a vivere la vita degli occidentali e a raggiungere le nostre coste inseguendo questo sogno, dall’altro sono anche alla radice della vocazione al suicidio che caratterizza tanti jhiadisti. Come Gad Lerner ha sottolineato alla fine della sua lezione, noi occidentali dobbiamo essere consapevoli che loro ci guardano: persino nei campi profughi, non mancano le televisioni che mostrano come, anche di fronte alle più terribili tragedie umanitarie del dopoguerra, la vita continui nella parte di mondo che abitiamo.

È forse la mancanza di consapevolezza dell’immagine che diamo di noi all’esterno a creare la prima vera barriera culturale che ci impedisce di comprendere a pieno il Medio Oriente, con la sua storia e i suoi conflitti. Siamo ormai drammaticamente abituati a chiudere gli occhi di fronte ai sentimenti di chi vorrebbe solo un’esistenza simile alla nostra.

Proprio questa cecità solo in parte inconsapevole ha rappresentato uno dei punti centrali della lezione di Pierluigi Castagnetti, che era incentrata sul tema della democrazia rappresentativa e delle sue trasformazioni. Non si può negare che questa forma di governo abbia conosciuto nei secoli numerose evoluzioni.

Castagnetti ha sottolineato come il passaggio dalla democrazia come governo del popolo alla democrazia come governo frutto della dialettica tra i vari poteri presenti nella società sia stato mediato soprattutto dall’avvento della televisione. Se è vero che, come scriveva Gramsci, sono sempre le élites a governare, è anche vero che le nuove élites, nel momento in cui la politica si è fatta spettacolo, hanno dovuto iniziare a rispondere a criteri di selezione completamente nuovi. La competenza e la capacità di comprendere e gestire fenomeni politici complessi hanno dovuto non di rado cedere il passo alle regole dell’audience.

Naturalmente anche i social network stanno giocando un ruolo fondamentale in questa partita. Al contrario di quello che molti pensano, però, essi non sono visti dai cittadini come nuove piazze per partecipare alla vita politica, bensì come strumenti per rappresentare i propri interessi: per essere decisori e non oggetto di decisioni prese dai propri rappresentanti nelle istituzioni.

I luoghi della politica sono percepiti come sempre più incapaci di dare risposte ai bisogni concreti della gente, in un momento in cui la crisi economica che ha colpito l’Occidente a partire dal 2008 ha ridisegnato del tutto la società, portando alla quasi totale distruzione del ceto medio.

Ma paradossalmente è solo da quei luoghi che possono venire le soluzioni a problematiche di questa complessità. Nonostante sia essenziale ripensare le forme della partecipazione politica, mai come adesso, le strutture partitiche restano fondamentali per produrre sintesi tra le diverse istanze che vengono dal corpo elettorale.

La prima sfida di questo millennio deve quindi essere quella di immaginare un futuro per la democrazia rappresentativa. Come ha concluso Castagnetti, siamo figli di questo tempo e sarà compito nostro dare una risposta alle nuove domande che i cittadini pongono alla politica

27 Giugno 2017

Da “Democratica

https://www.democratica.com/opinioni/la-responsabilita-di-essere-figli-del-proprio-tempo/

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