L’utopia per continuare a camminare: il primo giorno alla Scuola Pier Paolo Pasolini

L’utopia per continuare a camminare: il primo giorno alla Scuola Pier Paolo Pasolini

Il primo appuntamento della scuola di partito “Pier Paolo Pasolini”, organizzata a Milano dal Partito Democratico e dalla Fondazione EYU, ha rappresentato una straordinaria occasione di approfondimento e confronto su temi centrali del dibattito pubblico. La scuola si inserisce nel più ampio spettro di iniziative portate avanti dal PD soprattutto negli ultimi mesi nel campo della formazione politica. Uno sforzo che, come FutureDem, vista la centralità che abbiamo sempre dato a questo aspetto nelle nostre attività, non possiamo che apprezzare.

I lavori sono stati aperti da Mattia Peradotto, Segretario generale della Fondazione EYU nonché primo Presidente di FutureDem, che ha portato i saluti della Fondazione, augurando a tutti i partecipanti buona fortuna per questa nuova esperienza. Mattia ha sottolineato quanto EYU sia orgogliosa di aver colto la sfida di questa scuola, volendo accompagnare i militanti selezionati per questa avventura.

Successivamente è intervenuto Pietro Bussolati, segretario del PD metropolitano di Milano, che ha raccontato il lavoro fatto in queste settimane dalla sua federazione per realizzare la scuola: dagli incontri a casa di Massimo Recalcati alle piccole difficoltà organizzative superate brillantemente grazie all’impegno dei volontari.

La prima lezione è stata tenuta dal professor Massimo Recalcati, a cui spetta indiscutibilmente la paternità dell’intuizione della scuola “Pier Paolo Pasolini”. L’intervento è stato incentrato sul tema della psicologia delle masse e dei populismi. Il professore ha specificato che la storia dei populismi, contro i quali il principale argine esistente è proprio la formazione politica, in Italia comincia all’inizio del Novecento, torna con forza negli anni ’90 e arriva ai giorni nostri.

La prima fase corrisponde alla nascita della massa totalitaria, composta da soggetti che, identificandosi in un leader carismatico, rinunciano alla propria individualità.

La seconda fase è quella della massa iperedonista, figlia di un tempo di boom economico, in cui l’ebbrezza del mondo del capitalismo finanziario si sostituisce all’etica del lavoro. Pasolini, a cui la scuola è dedicata, è il primo pensatore che riflette su questa massa ipermoderna e sulle degenerazioni della vita umana indotte dai rapidissimi e profondi cambiamenti che hanno coinvolto la società italiana nel secondo dopoguerra.

La terza fase è quella dei populismi contemporanei che contrappongono il popolo alla politica, assumendo che il primo incarni la purezza e la seconda il male assoluto.

Dopo la prima lezione il Ministro Martina ha tenuto un breve intervento, riprendendo alcuni dei temi trattati dal professore Recalcati e sottolineando come lo studio del fenomeno populista sia fondamentale per elaborare un programma di governo davvero riformista: un progetto che rappresenti un’alternativa vera a chi non sa fare altro che insultare e gettare fango su ogni iniziativa presa da chi è al potere. Questa alternativa al populismo – ha detto Martina – deve essere un’alternativa popolare, che riparta dunque dai bisogni concreti delle persone, dando loro una speranza e una prospettiva.

La giornata è poi proseguita con l’intervento del Segretario del PD, Matteo Renzi, che ha tenuto una lezione sul riformismo, partendo da una citazione di Sidney Harris: “Lo scopo della scuola è trasformare lo specchio in finestra”. Il Segretario ha dunque proposto dieci contrapposizioni di concetti che caratterizzano rispettivamente la cattiva e la buona politica: giustizialismo vs legalità, virale vs vero, chiacchiericcio vs comunicazione, tecnocrazia vs democrazia, assistenzialismo vs lavoro, nostalgia vs progetto, solitudine vs appartenenza, paura vs scienza, anonimato vs identità.

La decima contrapposizione è quella tra potere come sostantivo e potere inteso come tempo verbale che indica la possibilità di fare qualcosa. Matteo Renzi si è soffermato sulla necessità di essere coraggiosi nel prendere decisioni quando si ricopre un ruolo di responsabilità e sul fatto che bisogna prenderle avendo come unico obiettivo quello di migliorare le condizioni del luogo e delle persone che si è chiamati a rappresentare.

La terza e ultima lezione di questo primo appuntamento della scuola è stata tenuta dal professore Salvatore Veca ed era intitolata “La sfida del diritto al cibo, diverse facce della sostenibilità”. Il Professore si è soffermato sul racconto dell’esperienza di Laboratorio Expo, un’iniziativa della Fondazione Feltrinelli, che nei mesi dell’esposizione universale di Milano si è proposta di favorire momenti di approfondimento sul tema del diritto al cibo e della sostenibilità ambientale. In particolare, sono state quattro le aree di interesse di Laboratorio Expo: la produzione del cibo, le culture del cibo, gli aspetti economici e sociali del titolo al cibo e il rapporto tra città e campagna.

Questo lavoro ha costituito la base essenziale per la Carta di Milano, un documento di cittadinanza globale, presentato nell’aprile del 2015. La Carta – ha spiegato il Professore – riconosce il cibo come diritto umano fondamentale e impegna chi la sottoscrive a portare avanti una serie di iniziative al fine di ridurre le disuguaglianze esistenti oggi nel mondo nella possibilità di accesso a cibo nutriente, così come previsto dal Millennium Development Goals Report elaborato nel 2016 dall’ONU. È proprio sul tema delle disuguaglianze che il Professore Veca ha concluso la sua lezione, sottolineando che la politica ha il dovere di agire con lungimiranza sul tema del diritto al cibo, lavorando per costruire un mondo meno iniquo, dove tutti possano nutrirsi adeguatamente e dove sia assicurata la disponibilità di risorse per le generazioni future.

Dopo questa prima giornata di lezioni, siamo ancora più convinti che il Partito Democratico e la Fondazione EYU abbiano fatto una scelta saggia a investire nell’organizzazione di questi appuntamenti. Noi FutureDem abbiamo sempre creduto nella centralità della formazione politica per la costruzione di una nuova classe dirigente, che sia aggiornata e competente. Per fare politica oggi servono poi tanto coraggio e la capacità di elaborare una visione complessiva per il futuro del proprio Paese. Comprendere il funzionamento della psicologia delle masse, capire perché è importante che chi governa sia in grado di riportare il dibattito pubblico sui temi concreti senza inseguire slogan populisti, conoscere le esperienze positive portate avanti in Italia su un tema importante come quello dell’alimentazione: sono tutti elementi utili per chi intende dare un contributo di militanza e di entusiasmo alla propria comunità.

Per tutte queste ragioni i partiti non possono e non devono venire meno al dovere di formare i loro militanti, soprattutto quelli più giovani, per dare linfa nuova a battaglie, idee e proposte. Nelle prossime settimane continueremo a raccontare i lavori…

 

27 Maggio 2017

Da “Democratica

https://www.democratica.com/opinioni/lutopia-per-continuare-a-camminare-il-primo-giorno-alla-scuola-pier-paolo-pasolini/

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