Trasformare le debolezze in punti di forza: consigli per un nuovo corso democratico

Trasformare le debolezze in punti di forza: consigli per un nuovo corso democratico

La vittoria netta alle primarie consegna a Renzi una rinnovata fiducia. Con il 70% dei consensi, il segretario si appresta a guidare il partito con un’enorme agibilità politica, che gli attribuisce la responsabilità di rinnovare il PD una volta per tutte, senza scuse e senza alibi. In secondo luogo, questo risultato dimostra che gli elettori del centrosinistra vogliono proseguire la stagione delle riforme, con maggior forza e determinazione. Se Renzi vuole ancora un centrosinistra vincente e capace di cambiare il Paese, dobbiamo allora analizzare le debolezze del suo mandato precedente, affinché possano essere trasformate in nuovi punti di forza.

È opinione condivisa che la sua più grande mancanza nello scorso mandato sia stato il disimpegno dalla segreteria del partito. A differenza di quanto argomentano molti – ossia che, per questioni di tempo, i ruoli di premier e segretario debbano essere incompatibili – al Renzi del 2013 è mancato un progetto di partito. Rinnovare una classe dirigente, infatti, non significa cambiare soltanto il volto del segretario nazionale, bensì anche promuovere nuove energie, idee e atteggiamenti a tutti i livelli. Come sappiamo, questo non è accaduto di frequente: ci sono territori dove non esistono circoli del PD, ma solo tesserifici, la cui presenza riempie il vuoto politico lasciato dall’assenza del Partito Democratico.

Il risultato è che, in molte regioni, oggi Renzi è rappresentato da persone che si sono opposte con tutte le loro forze al progetto di cambiamento nato nel 2012 e proseguito nel 2013, mentre chi ci ha creduto fin dall’inizio, come chi scrive, non apprezza sempre gli eccessi di questo realismo politico. Proprio nelle regioni dove Renzi aveva perso più clamorosamente nel 2012 e dove il NO al Referendum ha stravinto, alcuni potentati locali si sono spostati in massa sulla sua mozione, probabilmente con la speranza di ottenere più ruoli e incarichi. È questo il momento in cui Renzi deve cogliere una delle sfide che più ha caratterizzato il suo percorso:far crescere i semi di un nuovo PD, un partito che sia presidio civico, centro di legalità e laboratorio di una nuova cultura politica.

Nonostante se ne continui a parlare, la forma partito non è stata ripensata in alcun modo. Gli iscritti dovrebbero essere consultati sulle posizioni del partito, i circoli dovrebbero strutturare in maniera sistematica momenti di ascolto e di partecipazione dei cittadini, i dipartimenti tematici dovrebbero confrontarsi sui temi con i militanti avvalendosi di strumenti digitali. Bisogna rivoluzionare anche la formazione della classe dirigente: i convegni non bastano, dobbiamo valorizzare le risorse interne e coinvolgere costantemente chi ha sviluppato talenti e competenze all’esterno del PD. Bisogna aumentare, inoltre, la nostra azione anche all’interno del PSE, dove il PD è davvero una delle poche forze politiche in grado di mettersi alla guida del processo di costruzione di un nuovo riformismo europeo.

Secondo i sondaggi, la stagione delle riforme ha convinto le fasce più anziane della popolazione, ma non quelle più giovani e meno istruite. Nonostante il tentativo di rendere la scuola più inclusiva e meritocratica, una riforma storica del mercato del lavoro, le unioni civili, le innovazioni introdotte nella pubblica amministrazione, Renzi non ha convinto i giovani: non tanto per quello che ha fatto, bensì per quanto c’è ancora da fare.

Bisogna introdurre vere liberalizzazioni, quelle che noi giovani chiediamo in tutti i settori professionali e nella sharing economy. Serve una rivoluzione del sistema pensionistico, con una maggiore attenzione alle generazioni future. Manca un grande piano di investimenti in ricerca e innovazione, di cui beneficerebbero le nostre aziende e quei tanti ricercatori italiani che riescono a farsi finanziare solo all’estero. Necessitiamo urgentemente di un programma di inclusione e occupazione di quei 2,5 milioni di giovani italiani che oggi non studiano e non cercano lavoro.

Per cambiare l’Italia, il PD ha bisogno di meno voci acritiche e più teste pensanti, di meno signori delle tessere e più esperienze di buona politica, di meno leggi spot e più proposte di riforme sistemiche. Con la nuova mozione “Avanti, Insieme – con Renzi e Martina”, il segretario sembra aver colto molte delle criticità del partito, impegnandosi a trasmettere un messaggio di mediazione e unità.

Sarà indispensabile, infine, l’ingrediente che più ha segnato il cammino di Renzi: il coraggio. Questa volta, però, non servirà soltanto il coraggio di rottamare i dinosauri che dominavano il PD. Renzi dovrà anche avere il coraggio di cambiare se stesso, chiedendosi perché molti italiani hanno voluto usare lo strumento del referendum per dare un segnale politico. Condividere la propria leadership con un vero gruppo dirigente significa avere il coraggio di condividere le proprie responsabilità con un’intera comunità politica. Significa avere il coraggio di far nascere nuovi leader. Significa non avere paura di perdere un’elezione o un referendum, consapevoli che ogni sfida verrà affrontata insieme a milioni di italiani e non in solitaria.

Per il nostro segretario e candidato premier, si apre l’ultima occasione di promuovere quel percorso di riforme e cambiamento di cui l’Italia ha tanto bisogno. Se ci guiderà con coraggio, umiltà, profondità ed entusiasmo, anche gli elettori sosterranno con noi questo nuovo corso democratico.

Adesso andiamo avanti, insieme. Buon lavoro!

2 Maggio 2017

Da “Democratica

https://www.democratica.com/opinioni/trasformare-le-debolezze-in-punti-di-forza-consigli-per-un-nuovo-corso-democratico/

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