Manifesto FutureDem / 2013

Ai dirigenti, agli iscritti e agli elettori del Partito Democratico

Siamo i FutureDem, una rete di giovani donne e giovani uomini di centro-­sinistra. Intendiamo innovare metodi e contenuti della politica e promuovere un progetto progressista per l'Italia. Ispirati dalle teorie del liberalismo sociale, concepiamo un mondo in cui ogni individuo abbia pari dignità, e per questo desideriamo che ciascuno possa realizzare le proprie aspirazioni, ma vogliamo anche che le persone più svantaggiate ricevano gli strumenti per diventare protagoniste della propria vita, senza essere lasciate indietro. Al momento, riteniamo che una tale concezione di rinnovamento, libertà e giustizia sociale possa concretizzarsi soltanto nell'ambito del Partito Democratico. Attraverso la costituzione di gruppi tematici, elaboreremo proposte che saranno messe a disposizione del Partito Democratico e dei nostri rappresentanti all'interno delle Istituzioni. La prima, questa, è per noi di principale importanza, perché esprime la nostra concezione di Partito Democratico del Futuro.

Rappresentatività

La costituzione dell'organizzazione giovanile di un partito diventa necessaria quando i giovani (iscritti, elettori e simpatizzanti) non vengono ascoltati in maniera adeguata dagli organismi decisionali e programmatici del partito stesso. Essa serve, inoltre, a garantire un punto di raccordo tra l'orientamento del partito e quello delle giovani generazioni. Nonostante la Carta di Cittadinanza siglata tra Partito Democratico e Giovani Democratici richiami tali principi, nei fatti, questi non vengono attuati e la giovanile, in molti casi, rischia di diventare un recinto che impedisce ai giovani impegnati in politica di incidere concretamente. Il Partito Democratico dovrebbe porre in una posizione di riguardo le nuove generazioni, incrementando incontri tra i dirigenti e i giovani di centro-­ sinistra che portano avanti progetti innovativi, e dando seguito a decisioni che si riflettano effettivamente sulla linea del partito e dei suoi rappresentanti all'interno delle Istituzioni. È necessario costruire strumenti che diano ai giovani la possibilità di impegnarsi in prima persona, di non sentirsi inutili. Bisognerebbe utilizzare, perciò, le nuove tecnologie ed i social network non per la sola propaganda, ma per coinvolgere la popolazione giovane italiana. Non potremo mai costruire il nostro futuro senza un impegno collettivo.

Pensiamo che il Partito Democratico debba incrementare la cooperazione con le realtà dell'associazionismo non­profit, disponendo con esse progetti di scopo che si riflettano sulla linea politica del Partito. Vorremmo creare una rete di sinergie che favorisca l'organizzazione di workshop, conferenze, dibattiti e momenti ricreativi, e che a tali realtà sia garantita la possibilità di un confronto diretto con i nostri rappresentanti nelle Istituzioni.

Il modello prevalente per l'attività politica locale del Partito Democratico dovrebbe essere quello dei circoli tematici. Nati insieme al PD, hanno introdotto un paradigma di partito più dinamico ed efficace. I circoli si autofinanziano e possono parteciparvi, con pari dignità, iscritti ed elettori del Partito Democratico. Grazie all'ampia autonomia acquisita, favoriscono la libera realizzazione di progetti proposti dai partecipanti alla vita del circolo, in autonomia e nel rispetto dei valori del Partito Democratico. Vogliamo, infatti, una politica “dal basso”, come un gruppo di enti autonomi che decidono di organizzarsi insieme per dare un'indicazione e un contributo nitido agli organi dirigenti. Fino ad ora, nella maggior parte dei casi, le proposte spontanee ed anche i contributi politici più strutturati sono rimasti inascoltati.

La disaffezione da parte del nostro elettorato è riconducibile, in parte, ad un atteggiamento diffuso in molti ambiti del partito: l'autoreferenzialità. Essa consiste in un'inversione dei punti di riferimento di coloro che fanno vita politica, perché troppo spesso il partito viene considerato come entità fine a sé stessa e non come mezzo atto a migliorare uno Stato. Accade, perciò, che tutte le azioni compiute dal partito e per il partito non possano essere realmente criticate da coloro che militano o simpatizzano per il partito. Dirigenti a tutti i livelli non sono quasi mai disposti a mettersi in discussione, né a dare considerazione alle proposte di persone senza incarichi partitici o esterne alla vita di partito.

Proponiamo, più che la formale separazione delle cariche o complicati sistemi di valutazione interna, un vero e proprio cambio di mentalità: anche i dirigenti del partito dovrebbero fare politica in maniera disinteressata, svolgendo i propri incarichi non come una professione, ma come un servizio alla società, agli altri. Solleviamo perciò la necessità di applicare realmente un codice di condotta all'interno del partito e riteniamo ingiusto che numerosi dipendenti del Partito Democratico possano anche partecipare alla scelta della linea politica, perché ciò crea inevitabilmente un conflitto di interessi.

Giovani

In Italia esiste un patrimonio non sfruttato, quello che sta emigrando all'estero: le giovani eccellenze. Pensiamo che sia necessario creare incontri, momenti di confronto e ascolto con ragazzi che si siano distinti nel panorama nazionale ed internazionale. Vorremmo creare delle piattaforme ad hoc che superino i limiti dell’idea di partito, al fine di stimolare il contributo di queste persone. Incentivare ed ascoltare i giovani meritevoli e coloro che si sono impegnati nel proprio campo significa investire nel futuro, perché se non trasmettiamo il messaggio che eccellere è importante, in pochi penseranno che valga davvero la pena di faticare.

Vorremmo introdurre una nuova concezione di imprenditoria giovanile, ovvero l'idea che ai giovani venga data l'opportunità di realizzare le proprie idee, sia a livello politico che economico. Stato e partito non debbono costituire dei vincoli, ma diventare catalizzatori di una piena espressione individuale.

Dietro alla mancanza di partecipazione, c'è la brutta idea che la politica sia qualcosa di sporco, noioso, per i vecchi. Il Partito Democratico dovrebbe veicolare un messaggio alternativo: è bellissimo occuparsi della propria Repubblica, perché nessuno di noi è fatto per essere spettatore, ma protagonista della vita. Bisogna oltrepassare, perciò, l'idea che si possa fare politica solo dentro al partito, favorendo l'interazione con i movimenti civici, introducendo laboratori di partecipazione politica e dando maggiore importanza alle molte forme di partecipazione online, perché possano avere valenza più concreta ed effettiva.

Meritocrazia

Valorizzare l’individuo significa dare a tutti la possibilità di costruire un piccolo o grande pezzetto di mondo. Ciò implica la creazione di un sistema aperto, dove le persone possano partecipare senza preconcetti, esponendo apertamente il proprio pensiero; per farlo, riteniamo che sia necessaria l'applicazione di un metodo democratico impeccabile, che valuti tutte le proposte e fornisca un'adeguata giustificazione delle decisioni. Pensiamo che le quote rosa non saranno più necessarie quando le persone potranno affermarsi soltanto grazie ai propri meriti e capacità.

Riteniamo meritevole chi fa politica perché ha una visione precisa di una determinata realtà, un progetto o un'idea della società in generale. La progettualità dev'essere un caposaldo di tutta l'attività politica. Senza l’elaborazione di un'idea precisa le nostre proposte rimarranno generiche ed inconsistenti, ed anche i cittadini le percepiranno come tali. Sarebbe opportuno, per questo, elaborare metodi che vincolino maggiormente l'azione dei poteri esecutivi del Partito alle richieste espresse dalle assemblee.

Se il PD è l’ unico partito in Italia capace di “vivere di vita propria”, l’unico partito che non risponde a logiche padronali, deve raccogliere questa sfida: il PD deve diventare il terreno del confronto tra politica e parti sociali. Per far ciò, riteniamo indispensabile il ricorso alle primarie (veramente aperte) sia nella scelta dei candidati a cariche elettive sia nella scelta del segretario, perché è essenziale che queste nomine siano ricoperte da profili che incarnino realmente la democratica richiesta di partecipazione degli elettori del PD. È l’unico modo per avere una classe dirigente rinnovata e credibile, che lo rilanci, abbandonando le logiche deleterie dei correntismi e dei "tesseramenti creativi". Una classe dirigente che vi si dedichi esclusivamente, promuovendo l’inclusione di tutte le forze propositive della società. In quest’ottica, la netta separazione tra funzionari del partito e la rappresentanza politica del partito diventa fondamentale.

Una struttura partitica deve agevolare la proposta politica ponendosi come network tra le varie realtà locali. Un partito che premia il merito è un'organizzazione capace, quindi, anche di diffondere a livello nazionale realtà virtuose e proposte attuate dalle amministrazioni più capaci. Tutto questo meccanismo, per funzionare, necessita di un dinamismo che non si confà ad una struttura che ha ereditato logiche politiche novecentesche, cioè ad un verticismo sordo o ad una burocrazia stantia. Con la globalizzazione e la capillarità dei mezzi di comunicazione, la lentezza non è un lusso che possiamo permetterci.

Trasparenza

La trasparenza politica non è una qualità accessoria per un partito inserito in un contesto democratico moderno: ne è la sostanza stessa. Nei partiti moderni la trasparenza deve concretizzarsi in quattro momenti chiave:

  1. 1. la formazione e la valutazione degli obiettivi, condizione sufficiente per un confronto oggettivo tra le promesse elettorali e l’operato dell’amministrazione, permettendo così un proficuo dibattito tra società civile e politica;

  2. 2. la selezione e la nomina dei propri candidati, che tengano conto delle qualità morali, organizzative, tecniche e relazionali della persona: così sarà sempre possibile comprendere se le scelte sono state eseguite per professionalità e competenza o meno.

  3. 3. la gestione delle risorse umane ed economiche. Serve un metodo di controllo esterno, che prevenga comportamenti opportunistici e rafforzi la credibilità dell'Istituzione. Vorremmo, in linea con quanto già avviene a livello nazionale, che anche le federazioni provinciali pubblicassero online i propri bilanci. Chiediamo con forza un PD irreprensibile e specchiato, affinché i cittadini possano sapere come il partito impiega il denaro per le attività politiche e sociali, in che misura i privati finanziano tali attività. Vorremmo, inoltre, che venisse introdotto un criterio rigoroso e uniforme sui contributi che i nostri rappresentanti devolvono al partito per il finanziamento dell'attività politica.

  4. 4. il rapporto con le fondazioni. Bisogna chiarire come vengono utilizzate le risorse delle fondazioni che amministrano le partecipazioni e gli immobili del partito, e che, formalmente, si occupano anche di iniziative culturali (in particolare, il patrimonio degli scomparsi DS che, di fatto, dovrebbe appartenere PD). Una scarsa trasparenza, in questo ambito, favorisce maggiormente episodi di peculato.

Il potere contrattuale che deriva dal tesseramento di convenienza è una delle maggiori cause del cattivo funzionamento del Partito Democratico. Attraverso politiche di trasparenza adeguate, l'utilizzo di questo strumento di potere potrebbe diminuire notevolmente, ma riteniamo necessario introdurre ulteriori forme di controllo e verifica dell'effettiva partecipazione dei tesserati o, alternativamente, aprire completamente i congressi con primarie a tutti i livelli.

Da troppo tempo gli obiettivi di uno schieramento, soprattutto in campagna elettorale, sono circondati da un alone di mistero: frasi ambigue e populistiche, pronunciate per avere il consenso popolare più ampio possibile. A questa storica opacità, la freschezza del giovane Partito Democratico deve essere in grado di contrapporre una totale trasparenza e chiarezza negli obiettivi. Questa trasparenza si traduce in affermazioni facilmente comprensibili dai cittadini e valutabili anche da chi non padroneggia l’economia e il diritto.

La limpidezza e la misurabilità degli obiettivi non consistono in un mero miglioramento della redazione dei programmi, sono uno dei fondamenti della democrazia: permettono all’elettore di avere informazioni complete, maggiori possibilità di partecipazione alla vita dello Stato ed una vera possibilità di scelta. Dobbiamo avere il coraggio di dare obiettivi chiari e di esporci all’elettorato quando questi non sono stati raggiunti.

Democrazia

La crisi dei partiti e il clima di antipolitica inducono a rielaborare i modelli di partecipazione. Il partito deve aprirsi alle persone, non chiudersi nello Stato, diventando quello che i politologi hanno definito cartel party. La risposta, però, non è il ritorno alla militanza del partito di massa: occorre pensare ad un nuovo tipo di partecipazione. Il partito dovrebbe incorporare l'idea di democrazia liquida, non nella forma populista, bensì in quella più pura. Democrazia liquida significa libertà di scelta del cittadino sul se e come dare il proprio contributo al partito. Poiché non s’intende inseguire il grillismo, bensì superarlo, introduciamo il termine partito smart: un partito intelligente, aperto, snello, con un’identità definita, ma aperta al dialogo interno ed esterno.

Bisogna annullare la subalternità del cittadino, che deve essere la base da cui ripartire. È necessario abbandonare l'autoreferenzialità e l'elitismo che da troppo tempo caratterizzano la sinistra italiana. L'organizzazione dev’essere più semplice possibile, senza barocchismi da partito di massa. Abbiamo necessità di un partito due punto zero, dove i cittadini possano iscriversi direttamente online, e ciò anche per la componente giovanile (che oggi mantiene forti tratti conservatori ed identitari). Bisogna modernizzare gli incontri in sede, attirando i giovani (e non solo) con tematiche che sentono vicine. Basta dibattiti fini a se stessi, bisogna informare e diffondere con capillarità proposte e soluzioni.

Sfruttiamo le tecnologie per superare i limiti geografici: Twitter, Facebook e Skype siano luoghi di aggregazione. Sviluppiamo l’open innovation, che raggruppa le idee delle persone e si sviluppa sui principi di collaborazione, condivisione, decentralizzazione del potere decisionale, trasparenza dei processi e pluralità dei partecipanti. Che il maggior coinvolgimento del cittadino sia il naturale antidoto all'antipolitica e alle risposte populiste.

Una nuova idea di partito dunque, che non abbia paura di usare le nuove tecnologie, non diventandone succube. Le voci del web devono essere consultate (soprattutto a livello locale) e poi le decisioni devono essere prese tenendo conto dei vari punti di vista, ma in modo obiettivo e coscienzioso. Il coinvolgimento della base non può prescindere da due punti: la presenza di un partito forte, che faccia della diversità il proprio punto di forza e la possibilità di scegliere i propri candidati. Le parole d'ordine, in questo senso, devono essere legge elettorale uninominale a doppio turno e primarie obbligatorie.

Manifesto FutureDem / 2013

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