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Università: come ripensarla, come liberarla.

Marzia Marastoni
Tommaso Pazzaglini

Editor: Piera Cattaneo

Bologna, 27 Febbraio 2014. Si è svolto con successo il dibattito pubblico “Università: come ripensarla, come liberarla”, organizzato dai ragazzi di FutureDem Emilia Romagna, al quale hanno partecipato circa sessanta giovani provenienti da diverse zone d’Italia e alcuni docenti dell’ateneo bolognese. I relatori, il professor Andrea Ichino (ordinario di econometria avanzata e di economia delle risorse umane), il prorettore per la ricerca Dario Braga (ordinario di chimica generale), il docente di economia politica Luigi Marattin e Benedetto Zacchiroli, già membro del Comitato scientifico internazionale su Arte ed Educazione dell’UNESCO e consigliere comunale di Bologna, hanno discusso le prospettive di cambiamento del sistema universitario italiano.

Di fronte al panorama disomogeneo che offre l’università italiana, l’unica reazione possibile è «Immaginare, innovare». Il professor Ichino, autore del libro “Facoltà di scelta. L’università salvata dagli studenti. Una modesta proposta.” ha illustrato la propria idea per eliminare dall’università il peso della tradizione: insinuarsi all’interno dei corsi di eccellenza per migliorarne l’organizzazione, mirando ad obiettivi concreti (e.g., incremento del numero di giovani italiani nelle Istituzioni sovranazionali, aumento di start-up create in Italia dai neo laureati). «Bisogna riuscire ad ottenere nuove risorse per l’università italiana, senza però gravare sui conti pubblici». Questo è un punto fondamentale: gli atenei devono rendersi autosufficienti, stimolando la partecipazione attiva dei propri studenti, attribuendo loro potere decisionale e favorendo la competitività tra università. «Dare risorse senza conferire autonomia equivale a sprecare risorse.» A sostegno di questa tesi interviene anche il professor Marattin, il quale afferma che l’università sia fortemente limitata dalle dinamiche della pubblica amministrazione, «È necessario trasformarla in un sistema soggetto al diritto privato, come le fondazioni universitarie (Alma Graduate), che, infatti, risultano essere molto più libere ed efficienti». Ma come si configura il binomio autonomia – miglioramento? Il professor Ichino spiega che l’autonomia proposta è un’autonomia controllata, basata sull’adesione volontaria a singole azioni. I.e., prestiti condizionati al reddito; aumento delle tasse universitarie; libertà per gli atenei nell’utilizzo delle risorse provenienti dalle tasse.  Particolare attenzione è rivolta alle borse di studio restituibili: adoperati i soldi della propria borsa per laurearsi nel migliore ateneo possibile o fare un’esperienza all’estero, lo studente, ora lavoratore stabilizzato, riconsegna il denaro preso in prestito alla società, con un prelievo del 10% e un interesse reale del 2%. La società, quando investe sulle capacità di uno studente, ha il diritto di avere un ritorno tangibile, se non altro per continuare a investire su altri giovani. È evidente che la riduzione dell’iniquità sia un punto cardine di questo progetto. L’università italiana sta diventando un generoso regalo, il progetto del professor Ichino è renderla un sudato obiettivo: da un lato i ragazzi riceveranno finanziamenti che permetteranno loro una scelta universitaria più libera e consapevole,  dall’altro le università miglioreranno la loro offerta formativa per attrarre quegli stessi studenti. Saranno gli atenei a fare da garanti per i propri corsi e per le borse di studio. Nessuno spreco, miglioramento della qualità e maggiori opportunità. Anche il prorettore Braga si mostra d’accordo a riguardo. Riferendosi a quello che chiama «Mercato della conoscenza» afferma che il nostro sistema universitario è sconnesso dal mercato del lavoro e che ciò ha portato all’attuale svalutazione del lavoro intellettuale. Il consigliere Zacchiroli pone invece l’accento sulla necessità di una riforma del sistema universitario a livello europeo, integrando tra loro le eccellenze di ogni Stato membro, uniformando i percorsi formativi e favorendo lo scambio culturale tra studenti, con un conseguente miglioramento delle opportunità lavorative.

Screenshot at mar 06 09-41-58Il coordinatore regionale di FutureDem Tommaso Pazzaglini, ringrazia tutti per la partecipazione, in special modo i ragazzi giunti da altre Regioni: «Sono soddisfatto, questo è il primo evento che organizziamo. Il tema è troppo ampio perché si giunga a conclusioni adesso, questo dibattito dev’essere un punto di partenza. In Emilia Romagna le adesioni a FutureDem sono in crescita, soprattutto nei dintorni di Bologna, a dimostrazione del fatto che le città universitarie offrono occasioni di confronto con numerosissimi ragazzi e con le idee più disparate. Noi cerchiamo di far tesoro di una simile vivacità culturale, partendo dal dialogo possiamo modellare la futura classe dirigente».

Meritocrazia, partecipazione attiva degli studenti e indipendenza dei singoli atenei: queste sono le parole chiave per un futuro possibile, desiderabile e preferibile.

“Il successo è una cosa piuttosto lurida; la sua falsa somiglianza col merito inganna gli uomini.” V. Hugo, Les Miserables

 

 

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