Una battaglia di civiltà.

 

L’Italia è relegata agli ultimi posti di tutte le classifiche sulla qualità della vita e sulla salvaguardia dei diritti fondamentali. Non è possibile, però, farne una questione unicamente religiosa o culturale, perché nel nostro Paese non sono solo compromessi i diritti LGBT. Le discriminazioni, purtroppo, riguardano vari aspetti della quotidianità di molti cittadini italiani, che per lo Stato sono cittadini di serie B. Stiamo parlando di giovani donne costrette a prostituirsi, ad esempio, o di bambini che vengono trattati come oggetti durante lunghissime cause di divorzio.

Noi FutureDem crediamo che alcune delle cause principali di questa situazione vadano ricercate nel centrodestra italiano, sedicente custode dei valori cristiani, che invece di difendere gli esseri umani difende i loro conti in banca, ma anche nello scarso coraggio dimostrato dal centrosinistra, che, nonostante abbia sviluppato una particolare sensibilità nei confronti dei diritti umani e dei diritti civili, non è ancora riuscito a concludere granché. Non possiamo deludere le aspettative che la società italiana ripone in noi. Vogliamo una Nazione in grado di stare al passo con la società e con la grande maggioranza dei paesi europei.

Proponiamo che al cittadino venga data la possibilità di scegliere quali terapie accettare e quali rifiutare, comprese alimentazione ed idratazione artificiali. Per questo riteniamo indispensabile l’istituzione del testamento biologico: un documento con valore legale, che renda possibile ufficializzare le proprie volontà, qualora un incidente o una malattia determinino la perdita della coscienza e quindi l’incapacità di far rispettare le proprie decisioni.

Riteniamo necessario parlare di famiglie e non di famiglia, perché dobbiamo riconoscere la complessità presente nel nostro Paese. Tutti i cittadini devono avere il diritto di contrarre un matrimonio civile. Le unioni civili devono essere un istituto meno oneroso, aperto a tutti i cittadini(a prescindere dal loro orientamento sessuale). Inoltre, chiediamo che anche in Italia venga istituitala pratica del divorzio breve, così come in tanti altri paesi europei. Un divorzio breve è meno gravoso sulle finanze e sulle persone (ed in particolare sui minori).

Vogliamo che lo Stato sia in grado di applicare correttamente la Convenzione sui diritti dell’infanzia approvata dall’Assemblea dell’ONU e ratificata in Italia nel 1991. È opportuno garantire l’effettivo insegnamento dell’educazione civica nelle scuole primarie ed in quelle superiori, perché ai cittadini del futuro siano date le conoscenze necessarie per agire in ottica collettiva ed in totale legalità. Stimolare nei fanciulli il senso civico non è solo un dovere nei loro confronti, ma anche un investimento per la Nazione. Proponiamo anche di riqualificare gli investimenti nello sport, per promuoverne una diffusione più omogenea ed renderlo accessibile a tutti, in quanto parte integrante della prevenzione delle malattie, sia psicologiche che fisiche. Chiediamo di poterci impegnare per l’integrazione della disabilità nella scuola italiana, eliminando le norme che stabiliscono un limite massimo di insegnanti di sostegno e che vietano di assumerne in deroga, in presenza di studenti con disabilità grave. Anche per gli alunni diversamente abili il diritto all’istruzione è un diritto fondamentale. Lo stesso ragionamento vale per la mobilità: chiediamo l’eliminazione delle barriere architettoniche da tutti gli edifici pubblici e dai luoghi d’interesse delle maggiori città italiane.

Un’altra questione rilevante, ai fini della corretta applicazione della CRC, è quella dell’adozione. La prima proposta che avanziamo riguarda la tutela di oltre centomila bambini figli delle cosiddette “famiglie arcobaleno”: chiediamo che il genitore non biologico possa adottare legalmente il figlio del proprio partner, come avviene negli altri paesi europei. La seconda proposta necessita di una premessa. In Italia le adozioni sono sostanzialmente precluse anche alle coppie etero, a cui vengono richiesti requisiti precisi, che la grande maggioranza delle famiglie naturali non ha. Non si deve ragionare in termini di diritto della coppia di avere un figlio, bensì in termini di diritto del bambino di avere una famiglia. Per questo chiediamo che le pratiche di affido ed adozione vengano snellite e limitate ai soli accertamenti psichiatrici da effettuare sui futuri genitori. Se una coppia ha un reddito modesto o una cameretta singola per due bambini non significa che non potrà amare un figlio adottivo. Eliminiamo la burocrazia inutile.

Per quanto concettualmente difficile possa rivelarsi da accettare, un bambino troverà sempre più amore in un nucleo famigliare (sia esso omosessuale o eterosessuale) che non all’interno di un istituto. Per questo ci schieriamo a favore delle adozioni da parte delle coppie omosessuali.

Vogliamo porre l’attenzione anche sulle persone transessuali, spesso abbandonate a loro stesse e costrette a superare pregiudizi e discriminazioni (soprattutto sul posto di lavoro) nel contesto di una totale assenza di normative in materia. Per questo motivo riteniamo opportuna l’approvazione di provvedimenti come l’anticipata riassegnazione anagrafica del genere, senza obbligare la persona all’operazione chirurgica di cambio del sesso e una seria tutela al momento dell’inserimento lavorativo. Il punto di partenza dal quale non possiamo prescindere è l’estensione della legge Mancino ai reati di omotransfobia.

Chi nasce in Italia è italiano. Per questo riteniamo indispensabile la veloce approvazione di una legge che introduca un più corretto e moderno Ius Soli, per permettere ai ragazzi delle seconde generazioni di essere finalmente e definitivamente italiani.

Chiediamo al parlamento di intervenire a favore della legge 194, in modo che la percentuale di medici obiettori di coscienza non superi la cifra necessaria ad una corretta applicazione della legge. Chiediamo inoltre che la legge 40 sia rivista, così come suggerito dalla giurisprudenza, in modo da far rispettare sia la salute che la dignità della donna. Dal nostro partito vogliamo, invece, attraverso un processo più culturale che politico, il raggiungimento della vera parificazione delle donne nei posti di lavoro. Chiediamo il superamento del sistema delle quote rosa, svilente, a parer nostro, proprio della dignità che vogliamo difendere, in quanto causa di una mera scelta di genere e non di merito.

I cittadini hanno diritto ad avvalersi di un’assistenza medica efficiente e disponibile. I medici di base sono spesso inadatti a garantire tale diritto. Chiediamo che lo Stato assicuri 24 ore su 24 la presenza di almeno un medico di base per ogni tot abitanti, in modo da alleggerire il lavoro svolto dal pronto soccorso ospedaliero, che almeno nella metà dei casi tratta problemi che potrebbero essere risolti, appunto, dal medico di famiglia. Il servizio di soccorso sanitario (118) deve essere riservato alle emergenze, per garantire a chi ne ha davvero bisogno l’accesso alle cure necessarie nel minor tempo possibile.

Concludiamo questo documento con una citazione: “Più le persone sono incapaci di difendere i propri diritti, maggiore è il nostro dovere di farlo al loro posto.” (T. Regan). I diritti civili vanno di pari passo con la responsabilità civile, ma la cittadinanza attiva non può esistere in assenza di una classe politica attenta alle debolezze della popolazione.

Dario Ballini
Piera Cattaneo

FutureDem

3 thoughts on “Una battaglia di civiltà.

  1. Il castigo di Dio, qualora arrivasse, toccherebbe a chi opprime e nega diritti ad esseri umani creati da lui. Buona giornata. E non si dimentichi mai la carità e la misericordia.
    Il cristianesimo è amore, soprattutto verso il prossimo e il diverso. Non odio.

  2. In linea generale i contenuti dell’articolo sono condivisibili, ma non posso non far notare quanto alcune espressioni usate abbiano il pericolo e la trappola della loro “ambivalenza”. Per esempio: perché parlare di “dignità” della donna? Potranno sembrare quisquilie, ma le parole che scegliamo per veicolare i nostri messaggi e pensieri sono importanti, a mio modo di vedere.

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Una battaglia di civiltà.

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