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#SCHENGENERATION

Questa settimana, nella rubrica #SCHENGENERATION parleremo della politica estera dell’Unione Europea, di come è nata e di come si è sviluppata nel corso degli anni, fino alla nomina di Federica Mogherini ad Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Il risultato inaspettato conseguito dal PD alle elezioni europee del 2014, ha permesso al governo Italiano di poter rivendicare la nomina dell’Alto Rappresentante degli Affari Esteri dell’unione Europea con il nome di Federica Mogheriniimage1

Tale incarico compare per la prima volta nel 1999 in seguito alla ratifica del Trattato di Amsterdam, ma i paesi membri, già dagli anni ’70, avevano iniziato a condividere alcune tematiche di interesse comune, e solo più tardi hanno proceduto a delinearne le competenze. Il suo ruolo si identifica nella salvaguardia dei valori dell’Unione come, il consolidamento dei valori della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto e la promozione della pace, dello sviluppo sostenibile e di un sistema internazionale basato sulla cooperazione. Alla nobiltà degli intenti non è però conseguita la volontà di istituire un vero ministero degli esteri europeo, motivo per cui l’incarico rimane tutt’oggi marginale: i trattati stessi infatti, lasciano ai paesi che vi aderiscono una grande libertà di azione, senza obbligarli a sottoscrivere le decisioni prese dall’alto rappresentante.  

Nel frattempo il processo di integrazione europea è continuato senza che questa tematica venisse affrontata o meglio delineata: tutte le attenzioni si erano incentrate sulla nascita della moneta unica e le difficoltà che essa poteva comportare avevano messo il resto in secondo piano. La timidezza degli stati membri nel cedere parti importanti di sovranità si è accentuata sul finire degli anni 2000, quando la proposta di istituzione di una vera Costituzione Europea è stata bocciata con un referendum dai cittadini Francesi e Irlandesi.  I fattori di tali resistenze e il blocco del processo di unificazione sono stati identificati nella crisi finanziaria del 2008 e dal conseguente emergere di forze politiche euroscettiche e nazionalistiche.

Oltre a fattori esogeni, in verità, i problemi sono stati anche interni all’Unione: fino al 1989 e cioè alla fine della guerra fredda, l’Europa si era trovata a ricoprire un ruolo diplomatico marginale, principalmente improntato sulle volontà di Stati Uniti e Unione Sovietica, che si erano spartite il continente in zone di influenza. La fine dello scontro ideologico-politico ha riportato una certa libertà d’azione ai paesi europei i quali, privi di esperienza, hanno preferito ripristinare le modalità del primo ‘900. Un esempio chiaro è avvenuto nel 2014: al tavolo di risoluzione delle tensioni tra Ucraina e Russia l’alto rappresentante non è stato interpellato, e al suo posto, a rappresentare l’Europa sono stati i governi Francese, in virtù del suo storico ruolo di potenza diplomatica, e tedesco, per il suo ruolo guida nella gestione degli affari economici del continente. I governi dei paesi restanti si sono limitati a riconoscere a Francia e Germania tale ruolo, abdicando alla volontà di costruire insieme una nuova politica estera comune.

L’unificazione della politica estera  conferirebbe all’UE un ruolo di forza che oggi purtroppo non ha, dandole la possibilità di emergere tra posizioni differenti per promuovere più diritti e più libertà.  Alcide De Gasperi disse solo se uniti saremo forti  non per esprimere una irrazionale volontà di potenza o di superiorità, ma nel nome della solidarietà dei popoli: principio che tutti, e in particolare le nuove generazioni non dovrebbero mai dimenticare.

AUTORE: Piergiulio Anzuinelli

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