Quel brutto pasticcio di Via Sant’Andrea delle Fratte

Gianni Cuperlo si è appena dimesso da Presidente del Partito Democratico. Lo ha fatto con una lettera, il giorno dopo la Direzione Nazionale che ha approvato l’accordo su legge elettorale e riforme costituzionali.

Secondo il Presidente dimissionario con la Segreteria Renzi il PD sta “piegando verso l’omologazione, di linguaggio e pensiero” pertanto vuole impegnarsi al suo interno per “rafforzare idee e valori di quella sinistra ripensata senza la quale questo partito semplicemente cesserebbe di essere.”

cuperlo-renzi-6401In queste parole, contenute nella lettera inviata a Renzi, troviamo un’ottima notizia: Cuperlo non ha alcuna intenzione di abbandonare la nave, parafrasando Pierluigi Bersani. Se però l’ex segretario era disponibile a fare anche il mozzo, Gianni Cuperlo ha invece ormai in mente il ruolo di leader della minoranza che lo sosteneva alle Primarie di dicembre. Si è visto anche nel corso della Direzione Nazionale, in cui lui è stato l’unico a farsi portavoce di quelle critiche nonostante il ruolo di Presidente dell’Assemblea.

E’ bene sottolineare che la sua scelta resta legittima, ma sicuramente – ci dispiace Gianni – non condivisibile.

Non è condivisibile perché la sua nomina a Presidente serviva a unire il partito e non a garantire una posizione anche agli sconfitti. La logica del posto a quella corrente e a quell’altra è una logica che il PD deve abbandonare. Se Gianni Cuperlo era Presidente lo era perché quello era l’interesse di tutto il partito.

Non è condivisibile poi per le motivazioni che ha usato. Matteo Renzi non sta omologando il partito: gli organi del partito (Segreteria, Direzione e Assemblea Nazionale) in questo mese sono stati centrali non solo per dettare la linea del partito ma anche del Governo e di tutto il Parlamento. Non si può dire che manchi il confronto democratico all’interno del partito quando una decisione così importante è stata presa in due (non una) Direzioni Nazionali.

Non è condivisibile per la natura della sua polemica. Dispiace dirlo ma l’impressione che abbiamo avuto in molti è che quella polemica sia stata, come l’ha definita il Segretario, strumentale. Per almeno due motivi: la tempistica (non ci sono stati suggerimenti ex ante ma solo critiche ex post) e la sua provenienza (troppo facile scoprirsi pro-preferenze solo ora).

Non è infine condivisibile per il comportamento tenuto nella Direzione Nazionale. Matteo Renzi non ha negato il confronto e ha concesso una replica a Cuperlo, che però l’ha rifiutata e si è andato a sedere in platea. Un bruttissimo segnale di chiusura al dialogo, culminato con l’astensione di Cuperlo e altri 33 delegati. Nessun voto contrario.

Non possiamo prima reclamare democrazia e poi rifiutare il dialogo. Matteo Renzi può avere moltissimi difetti ma il valore aggiunto che ha portato nel PD è stato il voler un confronto tanto acceso quanto leale e basato sulle idee. Lui che forse più di tutti è stato per molto tempo bersaglio di critiche da molti esponenti del PD ha sempre difeso il dibattito, che è l’essenza della democrazia. Specialmente in un vero Partito Democratico.

Tiziano Milan

FutureDem

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