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Numero chiuso – Soppressione di libertà

downloadLa richiesta di una maggiore selezione per l’accesso alle facoltà universitarie italiane sembra essere diventata un’esigenza immediata per alcuni, anche tra gli studenti, eppure il numero chiuso rimane sempre uno strumento imperfetto dotato di troppo potere decisionale.

Le principali motivazioni di chi si fa paladino di questo strumento sono la rivalutazione del titolo di studio, una maggiore meritocrazia all’interno dell’Università, l’essere tutti uguali nell’avere la possibilità di accedere all’ultimo grado dell’istruzione e la migliore interconnessione tra richiesta del mondo del lavoro e offerta umana qualificata.

Affronteremo punto a punto ciascuna di queste motivazioni:

  • Rivalutazione del titolo di studio e maggiore meritocrazia all’interno dell’Università:

E’ un dato oggettivo il dire che spesso manca una valutazione corretta da parte degli insegnanti.

Utilizzare il numero chiuso per rimediare a questo problema è un’operazione illecita moralmente.

Se all’interno delle Facoltà c’è un cancro chiamato favoritismo, pensare di guarirlo col numero chiuso è pura follia. Partire dal presupposto che tanto si sa come vanno le cose in Italia, quindi dobbiamo confrontarci per forza con una realtà malata, è deprimente.

Una maggiore rivalutazione del titolo di studio la si ottiene migliorando il livello dell’Istruzione offerto dalle varie Università, aumentando i finanziamenti in maniera tale che permettano attività integrative che portino prestigio alla facoltà. Il cancro del favoritismo va condannato perseguendolo in prima istanza, ed educando le nuove generazioni a valori, a una moralità più piena, in maniera tale da sopprimere l’idea che si ha in Italia che il più furbo vince sempre, di cui il favoritismo non è che la punta dell’iceberg.

  • L’essere tutti uguali nell’avere la possibilità di accedere all’Università:

La fantomatica uguaglianza che dovrebbe dare il numero chiuso è solo una maschera.

La differenza tra patrimoni familiari la si può vedere già ora per quello che accade nelle Facoltà strettamente a numero chiuso come Medicina. Chi non passa il test il primo anno ed ha chi lo sostenga alle spalle può concedersi il lusso di riprovare l’anno dopo, o quello ancora seguente, sprecando così tempo e denaro familiare, per quelli che non hanno le spalle coperte risulta assai difficile un’operazione del genere, hanno una chance sola, avvantaggiando così chi ha i soldi.

Inoltre i test di selezione hanno un costo non trascurabile, solitamente partono da un minimo di 50 euro; per essere sicuri di frequentare almeno una facoltà l’anno seguente uno dovrebbe farne più di uno e sebbene molti trovino queste cifre irrisorie, per le fasce più deboli risulta comunque un peso.

  • Migliore interconnessione tra domanda e offerta:

L’Università è in primo luogo una scuola, non è un corso di formazione lavorativa. Trovo assurdo pensare che se ci sono dieci posti per quel corso di studi e siamo meritevoli in undici io venga esclusa perché l’offerta lavorativa non mi comprende. Nell’iscrivermi devo essere ben consapevole dei rischi a cui vado incontro, ma poi devo essere libera di rischiare. Il percorso di ognuno non è così lineare da non dare spazio a possibilità di sorta.

Pensare all’Università come solo in funzione al mercato di lavoro è una delle peggiori distopie, non tiene conto degli interessi di ciascuno né delle inclinazioni personali. La rende poco più di una fabbrica con degli obiettivi prestabiliti. A questo punto perché illudere dell’autodeterminazione fino al momento in cui l’individuo assapora per la prima volta con coscienza la possibilità di scelta?

Perché non fare questo discorso molto prima, alla scelta delle superiori? Servono tot persone che vadano al liceo, tot che facciano istituti tecnici e tot che facciano corsi di formazione lavorativa?

Ma allora perché aspettare alle medie? Facciamolo alla nascita, all’età dell’asilo, facciamo crollare qualsiasi ipocrisia di libertà. Questo però non è politicamente corretto, il marcio è ben in vista e condannabile, il numero chiuso, come tutti gli strumenti complessi, è più difficile da analizzare e quindi da condannare, sebbene alla fine applichi lo stesso principio.

Chiara Lombardi

FutureDem

2 thoughts on “Numero chiuso – Soppressione di libertà

  1. Condivido in tutto questo articolo e penso che il discorso sulla libertà e la possibilità per tutti di scegliere sia giusto, ma purtroppo si devono fare considerazioni anche su cosa è possibile concretamente e in certi casi credo il numero chiuso sia necessario! Parlo per esperienza personale, studio all’università di Siena, fino al mio anno il corso di biologia era a numero aperto, l’università si è vista obbligata a cambiare per impossibilità pratiche, infatti nel mio anno si son iscritti 800 persone solo al mio corso, e altrettanti nello stesso complesso ai corsi di Farmacia e CTF, è successo il pandemonio! L’università non aveva le aule per farci fare lezione, mancavano professori e non abbiamo potuto svolgere laboratori perché non erano adatti per contenerci tutti; per non parlare degli autobus insufficienti, difficoltà nel trovare gli affitti per i fuori sede e file anche di 2 ore per un pasto alla mensa, quindi alla fine si impediva comunque la libertà e la possibilità di seguire in modo utile e serio il percorso universitario, si rischiava di perdere solo tempo e soldi non imparando nulla; con il numero chiuso introdotto l’anno successivo questi problemi si sono ridotti!!! E’ brutto constatare tutto questo, è grave perché mette in evidenza i limiti della nostra università, ma questo è quanto da me accaduto!!! Il numero chiuso è un problema vero, è un qualcosa di controverso e da risolvere, ma credo che prima di tutto si debba pensare e fare concretamente una ricostruzione completa e profonda dell’università, in ogni suo aspetto, teorico e pratico, poi si potrà discutere di numero chiuso, altrimenti tutto rischia di cadere nel vuoto!!! Mi scuso se non mi sono espressa al meglio, ma scrivere non è il mio forte
    Buon lavoro a tutti voi

  2. Il numero chiuso è in effetti uno strumento che dovrebbe aiutare a garantire alcuni aspetti di non trascurabile importanza all’interno del mondo universitario, come “la rivalutazione del titolo di studio, una maggiore meritocrazia (…), l’essere tutti uguali nell’avere la possibilità di accedere all’ultimo grado dell’istruzione e la migliore interconnessione tra richiesta del mondo del lavoro e offerta umana qualificata”.
    Affrontiamo ciascuna tua controargomentazione a questi punti.

    Rivalutazione del titolo di studio e maggiore meritocrazia all’interno dell’Università:
    Siamo tutti d’accordo sul fatto che la lotta al favoritismo all’interno dei Dipartimenti (le Facoltà non esistono più) sia la strada principale da percorrere in vista di un’Università maggiormente giusta e meritocratica, nonché di un titolo di studio elevato qualitativamente. In questo senso, infatti, il numero chiuso è solo uno strumento bisognoso di un intero contesto virtuoso che si associ ad esso. Tuttavia finché non si inizierà una seria battaglia contro favoritismi di vario genere, che per determinarsi devono evidentemente incontrare l’appoggio di alcuni studenti, sbarazzarsi anche del numero chiuso porterebbe probabilmente a un peggioramento rispetto all’attuale situazione. Immagino che nessuno creda all’ipocrisia per cui esclusivamente il numero chiuso possa condurre alla totale meritocrazia e riqualificazione del titolo di laurea e infatti non ho mai sostenuto niente del genere. Quel che invece è certo è che, allo stato attuale, eliminando anche il discrimine del numero chiuso resteremmo pressoché privi di strumenti contro il dilagare dei favoritismi, già così diffusissimi. Purtroppo la realtà in cui ci si trova ad operare politicamente non è già perfetta, tuttavia è migliorabile attraverso quegli strumenti che riteniamo efficaci (e che naturalmente sono criticabili e migliorabili a loro volta): questa non è una “operazione moralmente illecita” ma, molto più semplicemente, la realtà dell’attività politica.

    L’essere tutti uguali nell’avere la possibilità di accedere all’Università:
    Come sopra, il numero chiuso non crea dal nulla l’egualitarismo ma semplicemente è uno strumento che, prescindendo da discriminazioni di sorta, permette ai più meritevoli di accedere a un Corso di Laurea. In altri termini la sua funzione non è quella di annullare le differenze sociali per chi non entra all’Università, bensì di appianarle solo per coloro che riescono ad accedervi. Pertanto credo che criticare il numero chiuso in quanto inefficace sulla base del fatto che nonostante l’introduzione di quest’ultimo permangano differenze sociali al di fuori dell’Università possa esser considerato un errore di tipo logico, poiché esso non si ripromette affatto di agire su tale fronte.
    Inoltre sembri non considerare il fatto che molti Corsi a numero chiuso presentano al primo anno svariati esami in comune con Corsi senza limite di accesso e infatti è prassi comune, per chi fallisce un test d’ingresso, immatricolarsi a un corso ad accesso libero portando a termine il primo anno e dando gli esami comuni al Corso per il quale si era tentato il test, per poi provare nuovamente il test d’ingresso l’anno successivo. Effettuando un semplice passaggio di Corso non si perde l’anno né si sprecano risorse, semplicemente si paga due volte il test, il che per alcuni è sicuramente una spesa importante ma se effettivamente si è in difficoltà economica il corso di studi potrà essere svolto in totale esenzione dai contributi universitari; negli altri casi, la spesa è irrisoria e quindi non costituisce un problema.

    Migliore interconnessione tra domanda e offerta:
    Il numero chiuso non viene introdotto solo in base alle esigenze del mercato del lavoro ma anche a quelle dei budget universitari che non sono illimitati e spesso, proprio perché forniscono una strumentazione altamente specializzata, necessitano di una programmazione degli accessi per ottimizzarne l’utilizzo. Accanto a queste esigenze materiali, quindi difficilmente trascurabili, resta comunque il fatto che il tuo discorso sul diritto all’assunzione del rischio è parziale poiché non tiene conto che il rischio economico della scelta di ciascuno non viene assunto direttamente ed esclusivamente da quel singolo, il che lo renderebbe davvero libero in senso assoluto, ma lo assumono giustamente tutti i contribuenti, il che rende quel singolo libero in senso responsabile e razionale nei confronti di quella collettività che gli permette, entro i limiti del possibile, di accedere ai più alti gradi dell’istruzione e di esprimere le proprie inclinazioni. Avere una scuola pubblica significa anche perdere la libertà totale di provare tutto per non scegliere niente al fine di comportarsi responsabilmente verso gli altri.
    Inoltre, il rischio che mi prendo la libertà di correre è reso possibile da qualcuno che lavorando lo ha finanziato attraverso le proprie tasse e quindi trovo davvero “moralmente lecito” che una volta concluso il mio percorso di studi io lavori e contraccambi il sacrificio altrui: in questo senso, a differenza tua, non trovo “assurdo” pensare che la disponibilità formativa sia adeguata al mercato del lavoro.

    Infine mi chiedo se le ultime righe siano uno scherzo perché trovo davvero difficile pensare che si possa sostenere seriamente che avere tutte le garanzie di accedere al grado più alto dell’istruzione superiore al di là di qualsiasi discriminazione di provenienza, razza, genere, età, estrazione sociale, reddito, credo politico, sebbene entro parametri razionali come il numero chiuso, possa essere assimilato a un “censimento” alla nascita che indirizzi ciascuno secondo una scelta totalmente eteronoma, trascendente l’individuo e la sua libertà di autodeterminazione. Il numero chiuso è uno strumento che si inserisce in un contesto di libertà e di garanzie, pertanto potrà essere criticabile in quanto inefficace, problematico o imperfetto, ma è autocontraddittorio ritenerlo come una soppressione di libertà. L’eufemismo di far regredire la scelta all’infanzia o addirittura alla nascita non è “politicamente scorretto”, come scrivi, ma semplicemente irreale in una democrazia contemporanea.

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Numero chiuso – Soppressione…

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