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LUOGHI D’ITALIA – TORINO

Tutto ciò che distingue principalmente una città da un’altra sono i propri modelli di vita, la propria cultura, le proprie tradizioni, la propria storia. Torino possiede davvero tutto riguardo a questo, e oggi saremo qui a descrivere ogni suo aspetto. Ma per dare spazio a ogni peculiarità della città, la racconteremo per puntate sotto diversi punti di vista. Da dove partire? Sicuramente dalla sua Storia. Con il suo particolare primo nome, Augusta Taurinorum rientrava nei piani organizzativi di Roma per l’area del Piemonte appena conquistato, per la sua posizione strategica di ingresso in Italia. Fu anche teatro di battaglie negli scontri tra Longobardi e Franchi, diventandone in seguito sede giudiziaria. Ma ciò che rende grande e allo stesso tempo celebre la storia di Torino fu senza dubbio l’avvento di una dinastia particolare: quella dei Savoia. Questa nacque da un evento, il matrimonio tra Adelaide con Oddone di Moriana. L’annessione della città al territorio sabaudo non mutò per lungo tempo il clima politico torinese: le lotte fra i guelfi (filosabaudi) e i ghibellini (filomonferrini e astigiani) continuarono determinando, con vittorie e sconfitte, le ascese sociali. L’avvento dei Savoia nel Quattrocento coincise con la trasformazione di Torino da piccola città, al centro di uno dei più importanti crocevia dell’Italia occidentale, in città di dimensione regionale. I Savoia fondarono l’Università nel 1404 e nel corso del secolo trasformarono la città nel polo amministrativo ed economico dei loro domini italiani. Fu così che Torino divenne capitale di uno dei più ambiziosi stati assolutisti italiani e fu gradualmente e radicalmente trasformata nel giro di pochi anni da una serie di sovrani, per rispondere al meglio alle esigenze dei Savoia. Il primo fu Emanuele Filiberto, che per prima cosa fondò nella sua capitale una modernissima cittadella invidiata da tutta l’Europa del tempo. In seguito impose il trasferimento della sede del potere ducale dall’attuale Palazzo Madama al Palazzo del Vescovo, che poi col tempo fu trasformato nell’attuale Palazzo Reale. Fu però suo figlio, Carlo Emanuele I a dare il via alle trasformazioni urbanistiche con lui viene costruita infatti l’attuale Via Roma (primo ampliamento cittadino), che collega piazza Castello alla Porta Nuova. Il periodo di pace permise poi l’abbellimento del Palazzo Reale e la costruzione della nuova Galleria. L’ansia costruttiva di Carlo Emanuele si manifestò anche nel territorio, con la realizzazione della stupenda Mirafiori e di Regio Parco. Il secondo ampliamento cittadino venne realizzato invece con l’ascesa di Carlo Emanuele II: si tratta della realizzazione dell’odierna Via Po, unica via inclinata della perfetta scacchiera romana caratteristica dell’urbanistica torinese. In questo periodo iniziarono anche i lavori della Venaria Reale: alla realizzazione partecipò, tra tanti artisti, anche Guarino Guarini, che in seguito firmò opere come la Cappella della Sindone, il Collegio dei nobili (attuale sede del museo egizio), il Palazzo dei Savoia Carignano (sede del primo parlamento italiano) e la chiesa di S. Lorenzo. Con Vittorio Amedeo II invece Torino si trovò ad affrontare la guerra di successione e fu assediata dai Francesi fino all’intervento congiunto di Vittorio Amedeo e del cugino Eugenio di Savoia-Soissons. È in questo periodo storico che emerge un’altra figura di spicco del panorama Torinese, ovvero Pietro Micca, che perse consapevolmente la vita per tagliare le strade della Torino sotterranea ai Francesi. Nel 1713 il ducato si trasformò però in regno, con il trattato di Utrecht, assegnando ai re anche il dominio della Sicilia, sostituita successivamente con la Sardegna: nacque così il Regno di Sardegna. La capitale quindi fu ancora trasformata, con la nuova facciata di Palazzo Madama, i Quartieri Militari, la splendida palazzina di caccia di Stupinigi e, una su tutti, la Basilica di Superga, voluta dal Re per rispettare il voto fatto alla Vergine che prevedeva la liberazione dall’assedio francese. Ma in seguito, l’avventura in Italia di Napoleone Bonaparte lasciò sul trono Vittorio Amedeo III, e con l’ascesa successiva di Carlo Emanuele IV, debole e inetto, avvenne l’annessione dei territori sabaudi alla Francia. Con ciò la città fu spogliata della sua cinta muraria e i beni ecclesiasti furono incamerati dallo Stato. La trasformazione urbanistica imposta dai Francesi comportò l’abbattimento dell’antica galleria che, in piazza Castello, univa il Palazzo delle Segreterie a Palazzo Madama. Nel 1802 il Piemonte fu annesso alla Francia e Torino divenne una delle 25 principali città della Repubblica francese. Fu solo grazie al congresso di Vienna che il Piemonte e Torino furono restituiti ai Savoia: con il ritorno di Vittorio Emanuele I la città ritrovò il suo status di capitale. Proprio per celebrare questo evento e quindi per salutare la Restaurazione e l’antico regime, il Re fece costruire la chiesa della Gran Madre di Dio, sull’altro lato del Po, dinanzi all’odierna piazza Vittorio Veneto. Alla morte di Carlo Felice però, e quindi con l’estinzione del ramo principale dei Savoia, il trono passò al ramo cadetto dei Savoia-Carignano: divenne re Carlo Alberto. Questi si dedicò allo svecchiamento dello Stato, ma soprattutto pose la dinastia sabauda alla testa del movimento unitario italiano: infatti egli, spinto dall’entusiasmo popolare, e per controbilanciare aspirazioni repubblicane, dichiarò guerra all’Austria. La sconfitta di Novara pose fine al suo regno. Salì al trono il figlio, Vittorio Emanuele II, e con lui iniziò la stagione risorgimentale. Il suo primo ministro, Camillo Benso di Cavour, grazie ad un’astuta tela di rapporti diplomatici seppe avvicinare la Francia alla causa italiana, contro l’Austria asburgica. Così in queste condizioni prese piede la Seconda Guerra d’Indipendenza e la spedizione dei mille di Garibaldi che, con il loro buon esito, permisero nel 1861 di inaugurare il primo Parlamento italiano: vi sedevano gli eroi dell’Unità d’Italia, da Giuseppe Garibaldi a Giuseppe Mazzini, da Alessandro Manzoni a Giuseppe Verdi, oltre allo stesso Cavour. Fu quindi solo nel 1864 che, in vista del definitivo trasferimento a Roma, la capitale del Regno d’Italia fu portata da Torino a Firenze, con conseguenti ribellioni e disordini da parte dei torinesi, che vedevano la propria città, dopo quattro secoli, perdere il suo status di capitale dei Savoia, costringendosi a cercarsi una nuova identità. Non rimarrà però di certo invisibile, agli occhi della storia, che tutto, partì da qui.

-continua-

AUTORI: Federico Pavesi e Enrico Scoccimarro

RESPONSABILI RUBRICA: Francesco Paolo Volpe e Nicoletta Petrillo

Team Comunicazione – Luoghi d’Italia

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