VOCESOCI-TEMI

LA VOCE DEI SOCI 15-22 gennaio

VOCESOCI-TEMI

Oggi è il turno della rubrica La Voce dei Soci, con cui desideriamo dare spazio alle idee plurali di tutti i nostri iscritti. Volete sapere cosa ne pensano i soci FutureDem dei temi più importanti della vita politico-sociale? Non vi resta che leggere questo post!

La settimana appena trascorsa è stata molto delicata dal punto di vista geopolitico, con il crollo del prezzo del petrolio e i conseguenti terremoti di mercato a farla da padrona.
Sui caldi temi geopolitici dell’eurozona, in particolare circa la politica economica dell’Unione in una chiave prospettica, è per l’appunto da segnalare il post di Tiziano Milan, che ci segnala sia  L’intervista della Stampa a Moscovici, molto utile per capire le (eventuali)  differenze tra socialisti e popolari in Europa, sia un editoriale di Zingales sul “Sole 24 ore”.

Di simile argomento è il post di Alessio Alberti che, citando un articolo di Matteo Cazzulani, ci fa presente di come gli USA abbiano avviato le esportazioni di Gas in Europa, con evidenti mutamenti in ambito geoeconomico, geopolitico e di strategie, a lungo e breve termine, dell’Unione ma anche dei paesi produttori o interessati dal passaggio di importanti linee di gasdotti, come il nostro paese.

Tuttavia, all’interno di quel grande ed eterogeneo contenitore chiamato UE, non è stata una settimana caratterizzata solo da eventi economici, ma anche da dure polemiche di natura squisitamente politica. Damiano Sanna, sempre a proposito di questi equilibri tra Stati insiti all’interno dell’UE, esprime la propria opinione circa la polemica tra Renzi e Junker in questi termini:

     “Immagino che in queste ore molti di voi abbiano seguito la polemica che si sta sviluppando tra la Commissione e il governo italiano. In estrema sintesi, credo che l’Italia debba ritrovare un ruolo nella politica europea, con ciò intendendo la capacità di offrire una visione dell’Europa e saperla tradurre in azioni concrete, per quanto lenti possano essere i tempi di realizzazione. In questo quadro trovo molto sbagliato pensare, come fanno alcuni, che una critica al governo tedesco sia una critica all’Europa. Il fatto stesso che questa idea sia stata accettata da una parte importante dell’opinione pubblica e della classe dirigente italiana, dovrebbe preoccuparci e sollecitarci a ribattere che un’Europa dominata da un solo stato non solo è profondamente ingiusta ma, in questi anni, ha dimostrato di essere in grado di disgregare l’Unione e farla regredire su tutti i piani. La Commissione dovrebbe essere la naturale promotrice e beneficiaria di un’Europa di tutti e non di uno solo. Quando ci domandiamo come mai non appare esserlo, dobbiamo ricordarci che la Commissione ha, negli anni precedenti a Juncker, perso influenza e abdicato al proprio ruolo. Recuperare le posizioni perse non è facile e richiederà tempo, proprio per questo dobbiamo avere tutti ben chiaro (e difficilmente chi segue con attenzione le vicende europee manca di vederlo) che un’Europa più sovranazionale è prima di tutto nell’interesse italiano, un’Europa intergovernativa è nell’interesse di altri stati che pensano di essere più uguali degli altri. Di conseguenza, il nostro interesse è rafforzare la Commissione, non indebolirla.”

Un’ Europa di Stati e non di Stato (Germanico): un concetto sacrosanto che merita di esser condiviso, se non si vuole tornare a un Terzo Reich mascherato da Commissione e spread.

Roma caput mundi dicevano circa 2000 anni fa i nostri antenati. Ed ecco che, passando da un discorso geoeconomico e di politica estera, ritroviamo i sani(!!??) e belli (mica tanto eh) discorsi di casa nostra: Roma e le elezioni del sindaco (che, se vogliamo, è capace di spostare l’intero equilibrio geopolitico d’Italia). Seguendo questo filone è Cristiana Viola a parlarci della candidatura di Roberto Giacchetti alle primarie del nostro partito per il Sindaco della Città Eterna.

Di politica territoriale ci parla anche Antonio Lepre, con un post dedicato al (mai rimpianto) Bassolino, che rilancia una sua candidatura alle amministrative a Napoli, con, secondo Antonio, una probabile debacle del PD qualora dovesse optare per una siffatta (e scellerata) decisione.

Sempre di politica interna, ma stavolta nazionale,  parla Alessio Tidu, citando una polemica a colpi di tweet del nostro grande idolo (siamo ironici, ovviamente!) Alessandro di Battista, circa la mancata voglia di confronto televisivo di Renzi che, dati alla mano, escluso per ovvie ragioni Berlusconi (che possiede canali TV), è il Presidente del Consiglio più presente sui media e sui social media di sempre, con ampie opportunità di confronto e dialogo costruttivo (leggasi Leopolda o Buona Scuola).

Sempre a proposito del Premier, Simone Castelli pubblica un video di un emittente spagnola che deride l’operato di Renzi circa l’indirizzo legislativo tenuto a proposito della questione diritti civili e matrimoni omosessuali,  realizzato, in particolare, con un tono polemico verso il lento iter di aggiornamento del nostro Paese a tematiche oramai di uso quotidiano in altri Stati limitrofi.

Passando dalla politica della polemica alla politica virtuosa, ecco che Francesco Pillittu pubblica un video dal titolo “Il Piemonte è la Regione più virtuosa d’Italia”, con un’intervista a Davide Gariglio.

Di vocazione più umanitaria e filantropica sono Mariangela Miranda e Antonio Nucera che, prescindendo da meschini discorsi economici e/o politici, ci parlano della step-child adoption, assolutamente da sostenere per dare speranza a migliaia di bambini meno fortunati, in maniera tale da consentir loro di avere una famiglia vera e felice prescindendo dalla burocrazia o dai cavilli legali presenti nel vero e proprio “procedimento amministrativo” di adozione, in cui spesso prevale l’aspetto oggettivo rispetto a quello meramente soggettivo.

È poi la riflessione su un passo epocale del governo come quello della Riforma Costituzionale a colorare le parole di Edoardo di Benedetto. Scrivendo sul blog de l’Unità, Edoardo si sofferma soprattutto sulla critica rivolta da Gustavo Zagrebelsky alla riforma che vuole l’abolizione del bicameralismo perfetto, a lungo paventata come possibile e vicina dai vari governi di sinistra ma mai ottenuta:

“L’intervista di Gustavo Zagrebelsky, rilasciata qualche giorno fa a La Repubblica, è da considerare come il manifesto del fronte del “no” all’epocale riforma costituzionale, che gli italiani dovranno accettare o rigettare con il referendum del prossimo ottobre. Le critiche del presidente emerito della Consulta vertono non tanto sul merito della riforma, che è solo accennato di fatto, ma soprattutto sul metodo, con cui essa è maturata, e sui possibili sviluppi autoritari, che potrebbe comportare.
Innanzitutto Zagrebelsky affermando che “la maggioranza del Parlamento opererà sotto la sferza del governo”, dimostra di ignorare volutamente quel rapporto esecutivo-legislativo instaurato addirittura in Gran Bretagna agli inizi del 1700, dove il primo ministro è nominato dal sovrano in virtù della sua carica di leader del partito di maggioranza parlamentare. Nonostante questa “pericolosa” consuetudine sia in vigore da più di tre secoli, l’Inghilterra, che non possiede una costituzione rigida e scritta, non è mai caduta sotto il giogo di dittature autoritarie o di sanguinosi totalitarismi, ma anzi è da sempre considerata come la patria della democrazia e del sano parlamentarismo.
Il celebre giurista, quindi, non comprende quanto sia importante, per la solidità delle strutture istituzionali, un rinnovamento, che consenta di razionalizzare l’attività parlamentare, evitando quello che il costituzionalista francese Carré de Malberg definiva “parlamentarismo assoluto”. Secondo Zagrebelsky, inoltre, la classe dirigente attuale “appare nella sua mediocrità” per la nuova costituzione da lui fortemente criticata. E’, invece, l’accusa ad apparire sterile, dato che questa classe dirigente mediocre sta almeno proponendo una soluzione ai problemi che la nostra nazione ha accumulato in venti anni di fallimenti. Anni, in cui il nostro esimio giurista ha rivestito incarichi di grande responsabilità, addirittura diventando presidente della Corte Costituzionale nel 2004.”

Dalla politica delle riforme epocali a quella delle propagande elettorali. Monica Pradelli declina in considerazioni costruttive la sua passione politica, esprimendo sul blog personale il suo parere riguardo una questione interessante ed intrigante come quella dei finanziamenti elettorali, citando un esempio “a stelle e strisce”:

Nel 2014, la città di Seattle fece storia diventando la prima città degli Stati Uniti a passare a un salario minimo di 15 dollari all’ora. Adesso la città è vicina ad un altro importante traguardo politico che potrebbe cambiare radicalmente l’influenza del denaro in politica. Il 3 novembre 2015, gli elettori di Seattle hanno deciso di adottare l’Iniziativa 122, conosciuta anche come l’iniziativa delle “Elezioni oneste”, istituendo di fatto il primo sistema di “vouchers democratici” in America e che offre ai cittadini la facoltà di assegnare finanziamenti pubblici ai candidati di loro scelta. A seguito della campagna di successo di Seattle per aumentare il salario minimo, i sostenitori dell’iniziativa Honest Elections ritengono che la città stia rapidamente diventando un modello per la politica progressista a livello nazionale. “Questa è la strategia politica più emozionante che abbiamo visto sul tema”, ha dichiarato a Mic Josh Silver, il direttore di Represent.Us, un’organizzazione anti-corruzione, che ha finanziato l’iniziativa. Mentre il Congresso rimane paralizzato, Silver dice che il cambiamento deve iniziare a livello locale. Vede un parallelo nella lotta di successo per altre cause progressiste.

“La lotta legata al denaro in politica sta aprendo una nuova pagina delle regole del gioco per il matrimonio egualitario e la depenalizzazione della marijuana “, ha detto Silver. “Si tratta di un approccio strategico promettente che sta cominciando a giocare fuori in tutto il paese. Dobbiamo andare all’appuntamento elettorale, proprio come abbiamo visto con il matrimonio omosessuale, coinvolgere la gente e poi inizieremo a vedere un’ondata di riforme in tutto il paese”. Thomas afferma che se l’iniziativa passerà, Seattle sarà un banco di prova per il resto della nazione.

Il tema dei finanziamenti elettorali è attuale anche in Italia, in cui dopo aver approvato l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti, si stanno verificando, almeno per quanto riguarda i partiti tradizionali, una drastica riduzione del personale, oltre che delle sedi di partito, ormai diventate economicamente insostenibili. Il finanziamento pubblico nel nostro Paese era stato previsto principalmente per permettere a chiunque, di qualsiasi estrazione sociale fosse, di poter sostenere i costi ingenti delle campagne elettorali. L’ondata di antipolitica che imperversava in questi anni, acuita dalla crisi economica, ha portato a questa decisione radicale di abolizione totale. Questa sperimentazione che arriva dagli Stati Uniti vuole essere una soluzione di maggior partecipazione al processo democratico da un lato e dall’altro consentire un fundraising più trasparente e indipendente dal finanziamento privato.
Chissà che il “metodo di Seattle” possa essere una soluzione equilibrata anche per noi?”

Tra Riforma Costituzionale e Diritti Civili, rischierebbe di passare inosservata un’altra questione che, solo perché riguardante la vita di tutti i giorni (purtroppo) sembra non esser degna di attenzione: è di nuovo Francesco Pilittu a rammendarci la drammaticità di una problematica come il bullismo, sulla scia della tragedia di Pordenone,  che pubblica un articolo preso dall’Unità:

In un Paese laico come il nostro, trovo assurdo che lo studio della Costituzione sia meno indispensabile che dell’ora settimanale di religione. Se nelle scuole, anche alla luce di questi gravi episodi, non si inverte il senso di rotta inaugurando una stagione all’insegna della legalità intraprendendo dei percorsi di cittadinanza attiva con progetti di volontariato che mirino a coinvolgere in prima persona gli studenti nella lotta a questi fenomeni, questi ultimi non prenderanno mai piena consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri, dell’importanza della loro partecipazione alla vita della comunità.

 Gli studenti di oggi sono i cittadini di domani ed è compito della scuola formare cittadini consapevoli. Un investimento sulla legalità può essere rilevarsi l’unica carta vincente. Sono uno studente anch’io e rivendico il diritto di studiare in una scuola in cui non ci siano solo numeri, voti a quadrimestre, interrogazioni e compiti in classe, ma ci siano anche valori, insegnamenti validi per la vita, una scuola che promuova una cultura dei diritti e dei doveri, una scuola che faccia diventare adulti, che ci faccia crescere dritti, una scuola che promuova l’impegno sociale. Una scuola che ci insegni a guardare al futuro.”

E’ un inizio di 2016 non proprio tranquillo, denso di sommovimenti politici e sociali che animano vivaci dibattiti: la voce dei soci FD anche questa settimana è emersa e si è fatta sentire forte e chiara.

Alessandro Scavo e Mariano Scuotri
Team Comunicazione FutureDem – La Voce dei Soci

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