Il PD ha ancora bisogno dei Giovani Democratici?

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Qual’è la raison d’etre dei GD? Hanno mai avuto un ruolo all’interno del PD? E quale deve essere il rapporto tra GD e FutureDem? Ce lo spiega il nostro Dario Ballini.
Articolo pubblicato su Ateniesi

Il PD ha cambiato verso. Dopo le primarie dell’8 dicembre è ritornato al centro della scena politica dettando finalmente l’agenda al governo e al Paese, accelerando su temi chiave quali quelli del lavoro, la legge elettorale, la semplificazione istituzionale, i costi della politica. C’è ancora molto da fare e presto il nostro partito sarà di nuovo a primarie, ma questa volta per scegliere i segretari regionali. In questo quadro di mutamento generale c’è un tema che a mio avviso dovrebbe essere affrontato: la giovanile del partito. Serve ancora una giovanile al PD? Abbiamo ancora bisogno di questo tipo di giovanile? Senza tanti giri di parole: no.

Fin dalla loro nascita i GD si sono caratterizzati per una riedizione in peggio delle lottizzazioni dei grandi. Ci sono state pure due primarie nazionali per la scelta del segretario da buco nero della democrazia, con risultati ufficiosi e numeri certi e certificati inesistenti. Quella che spesso è stata definita la palestra dei dirigenti di domani altro non è che un kindergarten dove far “giocare ai grandi” i giovani del PD, in attesa che uno o due di loro vengano cooptati in punta di statuto negli organismi dirigenti di vario ordine e grado e solo in quanto giovani, non per particolari meriti politici e personali.

C’è da dire che anche la casa madre, il PD, non ha mai brillato per un vero investimento sulla sua giovanile. Anzi, il PD si ricorda di avere una giovanile solo quando serve manovalanza alle feste, banchetti, volantinaggi, convenzioni e congressi dove votano solo i tesserati. Il PD è stato quel partito che alle primarie 2012 ha impedito ai propri giovani di votare, che li ha costretti a preregistrarsi a quelle del 2013 e che negli ultimi esercizi finanziari ha stanziato più fondi per consulenze esterne e alberghi per le trasferte dei suoi dirigenti piuttosto che per i Giovani Democratici.

Ma il fallimento non è solo “tecnico”, è soprattutto politico. Quale segno hanno lasciato due segreterie Raciti? Qual è l’apporto politico e programmatico che i GD hanno dato al PD? Quali sono le proposte su cui sono andati a incidere? Lo specchio di questa situazione è il fastidioso “ve l’avevamo detto noi” che in questi giorni i GD stanno spolverando sul tema della legalizzazione delle droghe leggere. “Noi già un anno fa ne parlavamo”. Bene, bravi, bis! Ma invece di raccontarci di quanto siete bravi e di quanto siete avanti, non sarebbe meglio interrogarsi sul perché le vostre, poche, proposte non riescano a diventare patrimonio condiviso del partito? Se il partito oggi si interroga sul tema per la “gaffe” di un leghista e non perché voi avete portato al centro del dibattito questo tema, non è una vostra vittoria, è piuttosto un’umiliante sconfitta.

Forse, e dico forse, è giunto il momento di prendere atto che questo tipo di giovanile non serve più. Questo sistema ha fallito così come hanno fallito i coordinamenti settoriali (vedi la conferenza donne, strumento congressuale nelle mani dei cuperliani, sostanzialmente e perennemente in silenzio perfino quando il Paese discuteva di femminicidio). Se i nostri giovani hanno bisogno di un luogo dove farsi le ossa, la suddetta palestra, quel luogo non può che essere il cuore pulsante del PD: i suoi circoli. È nei circoli che i giovani si devono impegnare, portare avanti le loro battaglie, farsi ascoltare e pesare nelle decisioni. E da lì costruire la propria credibilità politica e personale per vantare crediti al momento dell’individuazione della classe dirigente. Essere scelti per meriti e non per fedeltà a questo o quel capetto locale. Essere scelti per il proprio valore e non perché ci sono posti che spettano di diritto.

Di recente sto frequentando molti giovani del PD, i FutureDem, un po’ per non arrendersi alla vecchiaia incipiente e un po’ per gli stimoli di vitalità e freschezza che hanno da offrire. FD è un gran progetto di buona politica che in meno di un anno dalla sua fondazione ha mietuto molti successi: 2 scuole di formazione molto partecipate, interventi importanti alla Leopolda 2013 e l’elezione di molti di loro in assemblea nazionale e nei provinciali di loro provenienza. Il 25 gennaio prossimo si terrà il loro primo congresso, al quale avrò l’onore di partecipare. A loro rivolgo il mio appello finale con il quale chiudo questo pezzo: non “giddistizzatevi”. Non vi trasformate in associazione chiusa in se stessa. Fatevi conoscere nei vostri territori, portate nelle sedi di partito i vostri documenti, chiedete di essere ascoltati. Sfidate GD e PD sui temi e sulle proposte, non sulle partnership economiche o amenità varie che si prestano a strumentalizzazioni. Fate i giovani nel PD e non del PD.

Dario Ballini

FutureDem

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