Il nostro futuro si chiama Merito

Trascrizione dell’intervento di Iacopo Firpo alla Leopolda 2013.

Il mio futuro si chiama MERITO. Ultimamente in Italia questa parola è diventata di gran moda: si parla tanto di come sia necessario premiare gli studenti migliori, i più preparati, evitando che siano le conoscenze personali a determinare chi andrà avanti nella vita. È facile parlarne in termini astratti, ma forse è più utile fare un esempio concreto: parliamo del concorso per l’ingresso nelle scuole di specialità, dopo la laurea in Medicina.

Come migliaia di miei colleghi, ho lavorato duramente per anni, per fare in modo che il sogno di diventare medico si realizzasse ed ora che mi avvicino, anzi che ci avviciniamo sempre più alla fine del percorso, vedo davanti a me ulteriori ostacoli, per i quali lo studio e l’impegno potrebbero non bastare. Non mi dilungo, ma faccio riferimento a quanto apparso recentemente su Repubblica riguardo a quanto avvenuto presso l’università “la sapienza”: questo fatto, che potrebbe sembrare un caso isolato, è invece lo specchio di quello che succede in tutta Italia, con studenti e neo-laureati che devono frequentare gratuitamente il reparto a cui sono interessati, a volte anche per anni, per ingraziarsi il primario, con la speranza che questo permetta loro di entrare nell’agognata scuola di specialità.

Tutto ciò è reso possibile dall’assoluta mancanza di trasparenza dell’attuale concorso, con una prima prova inutile, fatta di quiz tratti da un database noto, una semplice gara a chi impara a memoria il maggior numero di risposte, ed una seconda prova scritta in cui si deve commentare un caso clinico, ad assoluta discrezione della commissione, con un metodo di valutazione non standardizzato che si presta anch’esso a manipolazioni per far entrare il candidato desiderato. Senza parlare poi dei titoli discrezionali, anch’essi poco trasparenti, che non starò ad elencare, ma che ogni studente conosce bene. Ad oggi quindi migliaia di studenti si sono mobilitati nel “comitato Pro-concorso” per chiedere un nuovo sistema di ingresso nelle scuole di specialità, con una prova finalmente standardizzata, con domande non note e una graduatoria su base nazionale che permetta finalmente ai migliori di ottenere il dovuto riconoscimento.

Questo tema è arrivato all’attenzione del governo, già con il ministro Profumo, ed ora il ministro Carrozza ha inserito nel recente decreto scuola un articolo che centralizza a livello nazionale la graduatoria e la commissione di valutazione, primo passo verso l’istituzione della nuova modalità di esame. Speriamo che il parlamento sappia proseguire sulla via tracciata.
I medici di domani dovrebbero essere individuati nel modo più trasparente possibile, per permettere che chi conosce qualcosa e non qualcuno vada avanti, tutto questo nell’interesse non tanto del singolo studente, ma della salute pubblica.

Esiste un altro grande problema che si prospetta di fronte a noi studenti, una volta ottenuta l’agognata Laurea: chiamiamolo “l’imbuto”. A fronte di un progressivo aumento dei posti in entrata a Medicina in tutta Italia, quest’anno poco più di 10000 posti per 84000 pretendenti, si sono progressivamente ridotti i posti nelle scuole di specialità e nel corso specifico per MMG, gli sbocchi obbligati per il neo-medico, dato che questi titoli sono richiesti in quasi tutti i concorsi; lo scorso anno infatti, a fronte di circa 7000 laureati, a cui vanno aggiunti i non ammessi gli anni precedenti, i posti disponibili erano solo 4500 e quest’anno i numeri sono ancora inferiori, poiché come ben sappiamo i fondi mancano per qualunque cosa, incredibilmente anche per dare una formazione a chi domani si occuperà della nostra salute.

Restando fuori dalla Specialità, migliaia di giovani medici sono costretti a lavorare gratuitamente, con l’intento di garantirsi in questo modo una futura ammissione oppure sono relegati a lavori spesso precari e senza alcuna prospettiva di crescita o ad emigrare per completare la formazione.
È forse accettabile tutto ciò? Non è corretto condannare migliaia di medici laureati, reduci da un percorso lungo e impegnativo, ad anni di gavetta, con la speranza un giorno di coronare il proprio sogno.
Considerato tutto ciò, se davvero vogliamo premiare gli studenti meritevoli, che per anni hanno dedicato ore ed ore allo studio e alla pratica ospedaliera, è oggi più che mai necessario impegnarsi nei confronti di questi 2 obiettivi: il concorso nazionale e l’aumento delle borse di studio ad un numero adeguato a quanti sono gli studenti che si laureano ogni anno.

Non sarà facile, ma di sicuro ne vale la pena; posso affermarlo con sicurezza perché so che lottando per questi obiettivi si pongono le basi della salute pubblica futura. Saremo infatti certi che il medico che ci curerà sarà stato selezionato nel modo più trasparente possibile e avrà avuto tutte le possibilità di esprimere le proprie qualità, senza dover pensare ad ingraziarsi un barone.

Concludendo, dunque, il mio futuro avrà il nome di tutti noi studenti, ai quali finalmente sarà data questa opportunità.

Iacopo Firpo

FutureDem

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di FutureDem tempo di lettura: 3 min
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