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Cosa significa essere renziani, oggi.

Dire che si è renziani va di moda, ma cosa significa nella realtà? Un piccolo appunto di Nicola Bartolini

Se ce lo dice Google, possiamo esserne sicuri. Matteo Renzi è diventata una star.
Attraverso Google Trend, scopriamo che in un anno, le ricerche riguardanti il sindaco di Firenze e il suo programma, sono cresciute in media del 1000%.
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Non c’è dubbio, quindi, che il sindaco di Firenze riesca a catalizzare l’attenzione, non solo di quei cittadini che “masticano” la politica, ma anche di quelli con una idea politica non chiara, e che al momento delle elezioni vengono chiamati “elettori fluttuanti”.

Nonostante la crescente notorietà – magari è proprio questo il problema – da più parti, e in particolar modo proprio all’interno del PD stesso, c’è chi rema contro Renzi.
Dobbiamo quindi sforzarci di capire, di indagare, su quali siano i motivi che portano i nostri colleghi a disprezzarci con così tanta veemenza.

Personalmente, posso dire di non credere nelle correnti; infatti, penso che siano quanto di più aggravante, per un paziente già non in perfetta salute come il Partito Democratico. Affidare corpo e anima ad una persona, nella speranza che questo possa guarirci, non sembra una buona idea.
Quello che io – come immagino la maggior parte degli elettori di centro-sinistra vorrebbe – non è una corrente forte, ma un PARTITO, forte. (perdonatemi la battuta, ma va a finire che una corrente forte ci si prende pure il raffreddore)
Il PD è un partito ricco. È ricco di una storia ereditata da epoche precedenti alla sua stessa nascita. Quello che noi votiamo, quando ci rechiamo alle urne per mettere una X, non è la persona che lo guida al momento, ma i valori, che esso rappresenta ed incarna in nome del partito stesso.
Certo è, che la personalizzazione della politica, con le sue regole autoreferenziali, non aiuta in questa distinzione tra uomo e valori. Ma facciamoci pure l’abitudine.

Purtroppo credo che il termine con cui vengono indicati i sostenitori di Renzi, i renziani, abbia assunto nel tempo una strana patina. Veniamo visti come i talebani della sinistra. Quello che il leader ordina, noi facciamo. Niente di più sbagliato. Sono certo, che la quasi totalità dei sostenitori di Matteo, siano persone capaci, e che in scienza e coscienza, si creano una propria idea personale, prima, che un ipotetico falso profeta possa illuderci.

Essere renziano significa credere che in questo dato momento, il sindaco di Firenze possa incarnare, più di altri esponenti PD, le idee che io stesso penso debbano essere realizzate in Italia: abolire il bicameralismo perfetto, pretendere una legge elettorale che ridia potere al voto dei cittadini, buttare fuori a calci dal parlamento e dalle Regioni i politici corrotti, standardizzare i costi della politica, abolire le province, più efficienza e meno burocrazia, riformare il sistema pensionistico in un modo equo, leggi antitrust che siano effettivamente d’aiuto alla concorrenza, far si che il mezzogiorno sia davvero produttivo, investire sulla ricerca e sulla cultura, ecc.
Ditemi ora, come non si può essere d’accordo con proposte assennate come queste.

Noi non adoriamo falsi idoli.
Il nostro credo, al pari del vostro, è fondato su principi come la libertà, l’uguaglianza, la dignità, la solidarietà e il rispetto.

Spero davvero, nel mio piccolo, di aver chiarito chi sono, e che cosa vorrebbero davvero i sostenitori di Matteo Renzi.

Nicola Bartolini

future

One thought on “Cosa significa essere renziani, oggi.

  1. vedendo renzi, mi capita spesso di pensare al film “the queen”. film noto, come si sa, più che altro per la solita superba prova della solita superba helen mirren. molto meno noti, infatti, gli altri due capitoli della trilogia. perchè di trilogia si tratta, incentrata sull’ascesa di un altro personaggio, tony blair. blair, in quella trilogia, viene reso in modo molto realistico dall’attore michael sheen (meno bravo in altri film, come frost vs nixon), ed è proprio in the queen che io colgo le analogie con renzi. riassumibili in un punto: è tutta immagine, tutta fuffa. il blair di the queen, infatti, è, alla fine degli anni ’90, il primo laburista a vincere dopo due decadi di thatcherismo. è giovane, è cool (di “cool britannia” si parlava in quegli anni, cool di nuovo, nella musica, con gli oasis e i blur, cool nel calcio, con beckham e il manchester united che poi non era solo beckham ma vabbè, sto divagando…), è spigliato. è “informale”. buca il video, è simpatico a tutti. e quando diana muore, e la regina non sa cosa fare, non è in grado di gestire mediaticamente il momento, perchè ha un’altra età, un’altra mentalità, eccetera, allora blair prende in mano la situazione, le suggerisce via telefono, dal tinello di casa sua o quasi, le mosse che deve fare, quando è il momento di apparire in tv, perfino le parole del suo discorso, che corregge per poi rispedirglielo (“come regina E COME NONNA”, bisogna dire, per fare simpatia alle plebi lacrimanti). la sua sapiente regia, di abile affabulatore, salva la situazione, il popolo piange e poi applaude la regina e vissero tutti felici e contenti tranne diana che è morta. il film mette bene in luce il contrasto tra un mondo ingessatissimo e un po’ ipocrita, la corte inglese, e il tony all’epoca sulla cresta dell’onda: sempre in maniche di camicia, a volte senza cravatta, sempre sorridente, corregge affabile il ciambellano che lo chiama con sussiego “signor blair” o “signor primo ministro” (“tony, la prego”). parallelamente, in italia, si affermava il culto di “silvio”, sia quando vinceva, sia quando perdeva. renzi ha pescato a piene mani da entrambi i modelli. infatti non è renzi, è “matteo”. infatti raramente porta la giacca, se la porta non mette la cravatta, esibisce un paio di ray-ban che volevo prendermi anch’io e per fortuna non li ho trovati. è a suo agio dappertutto, ma soprattutto in contesti frivoli e nazional popolari, come su “chi”, come dalla de filippi, nel cui studio esordisce sfoggiando un ardito giacchino di pelle (marrone per fortuna, se no mi sarebbe toccato non portare più io la mia, di giacche, che è nera e mi piace tanto). quando parla (e parla tanto) parla con giochetti di parole frivoli (“visione, non divisione”, “sentimento, non risentimento”, perfino “andreatta, non andreotti”, ma sono solo alcuni esempi), fa battute, quasi sempre stracche. piace, a molti, non per quello che dice, ma per come lo dice. perchè in realtà, se andiamo a vedere cosa ha detto e fatto il nostro, allora il bilancio è: dichiarazione d’amore incondizionato a marchionne, con annessa comica retromarcia; articolo 18 “non e ne po fregà de meno”, voto referendario a favore della privatizzazione dell’acqua, il centro di firenze periodicamente sbarrato ai comuni mortali e affittato al ricco ospite di turno, mancato voto a marini al quirinale, gesto encomiabile, certo, ma per sostenere, sia pure con poca intensità, uno come chiamaparino, ex sindaco di una torino coperta dai debiti, compagno di briscola di marchionne (e ci mancherebbe), ora piazzato al vertice della fondazione intesa san paolo, cioè della banca della fiat (in perfetto siena-style). amicizie che spaziano da gori a davide serra. e insomma.
    se il quadro è questo, bisogna ora passare ai “renziani”, erchè, a quanto è dato sapere, non una critica è volata, da parte di chi lo sostiene, all’operato di renzi. sempre applausi, sempre entusiasti, sempre retorica, sempre vuoto totale. “riformare il sistema pensionistico in modo equo”, dicono, da entusiasti sostenitori della riforma pensionistica più iniqua della storia; “cacciare via i corrotti”, ma non si dice come; come? insomma “proposte assennate”, quando in realtà si tratta, tutt’al più, di dichiarazioni di intenti: e chi non vorrebbe un parlamento più snello e produttivo, meno burocrazia, eccetera. ma come? attraverso quale strada? questo non lo dicono, non lo si trova su nessun programma. anzi, le poche cose che ogni tanto escono dal seno, più da quello dei suoi assatanati ultars che da quello del furbo renzi, sono cose di destra, che parlano, o almeno l’intenzione è quella, a un pubblico (più che a un elettorato). poi renzi vincerà, certo. ma lasciate stare la sinistra, per decenza, che è un’altra cosa.

    p.s. circola su youtube un video, in cui un presidente della provincia di firenze difende a spada tratta un inceneritore. è ingessato in giacca e cravatta, grassoccio, pettinato con un’inquietante onda. alza la voce, risponde duro, quasi sgarbato, a una scienziata che prova a esprimere qualche perplessità. forse il renzi di domani, imbolsito e indurito da molte battaglie? no, il renzi di qualche anno fa, prima che arrivasse qualcuno a rifargli il look, a dirgli come comportarsi, a guidarlo. prima cioè che lo ringiovanissero artificialmente. prima, soprattutto, che facessero tornare bambini molti elettori, regredendoli da menti pensanti a fans…

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